Considerazioni sul sentimento di “rinuncia” che vivono alcuni giovani omosessuali in cerca di una realizzazione professionale.

Un mio amico, a seguito del dibattito organizzato dal Forum Queer di Sinistra Ecologia Libertà, tenutosi Sabato 26 novembre 2011 a Roma, in Campidoglio, presso la Sala Gonzaga dal titolo: “L’AMORE NON BASTA. UNIONE O MATRIMONIO PER LE COPPIE DELLO STESSO SESSO?” mi ha fatto notare che, secondo lui, i giovani omosessuali non sono più interessati a questo tipo di rivendicazioni, oggi, perchè sono alla ricerca di un lavoro e di una realizzazione professionale e, sostanzialmente, non hanno tempo da perdere poichè vivono altre priorità.

Sono preoccupato dal sentimento di rinuncia che nutrono molti amici e fratelli omosessuali in questo periodo. Queste persone sostengono che sia inutile parlare di DIRITTI CIVILI (matrimonio, unioni civili, ecc.) quando la priorità, in un momento in cui sembra di vivere “alla giornata”, è trovare un lavoro.

Il fatto che molti giovani (e non solo) non abbiano un lavoro è uno degli aspetti della crisi economica, politica e sociale che investe l’Europa in generale ed il nostro Paese in particolare.

Ho vissuto la condizione del  “non lavoro” fino a 30 anni (salvo impieghi saltuari) e comprendo  bene il loro stato d’animo. Dietro l’angolo c’è il rischio di sentirsi frustrati, inutili, non realizzati. La sensazione di non avere un futuro.

E’ una delle priorità della politica intercettare questo bisogno e dare risposte risolutive.

Non credo, tuttavia, si debba smettere di parlare di DIRITTI CIVILI, nemmeno in condizioni economiche di crisi. In periodi come questo, infatti, le persone omosessuali che non vedono riconosciuti i loro diritti sono quelle che la crisi la vivono in maniera più “pesante”.

Faccio solo un esempio: un’azienda in crisi preferisce mettere in CASSA INTEGRAZIONE o in MOBILITA’ un padre (o una madre) di famiglia o un omosessuale che vive con il proprio partner?

Per non parlare di quello che avviene alle persone transessuali (!!!).

Sbagliato, quindi, anche in momenti come questo, anteporre i DIRITTI SOCIALI ai DIRITTI CIVILI. Se così fosse ci sarà sempre qualcuno che ci dirà “non è il momento di parlare di matrimonio e o di unioni civili perché dobbiamo risanare prima la sanità, migliorare i trasporti, rinnovare il mondo della formazione, pensare alla moria delle vacche, ecc.”.

Dobbiamo sottrarci a questo tipo di ragionamento, che spinge all’annichilimento, riuscendo a distinguere, appunto, i DIRITTI SOCIALI dai DIRITTI CIVILI cercando di non anteporre i primi ai secondi (o viceversa) ma rivendicando entrambi allo stesso tempo.

Dobbiamo fornire ai più giovani gli “strumenti” per interpretare quello che sta avvenendo nel nostro Paese e per cominciare a vivere e a riscrivere il loro futuro.

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2 comments

  1. e poi oltre a questo si deve far capire che in un momento critico, economicamente come questo, l’unirsi in coppia aiuta ad affrontare i problemi economici.

  2. Come non essere d’accordo?
    Ho 27 anni, quindi forse sono anche io uno di quei giovani omosessuali. A 27 anni si è giovani, no? 😀 Di certo sono poche le prospettive di lavoro che ho di fronte. Eppure questo non mi ha mai portato a pensare che “devo smetterla di rivendicare il matrimonio e tutto il resto”.

    Diritti civili e sociali vanno insieme, anche se la politica ci ha abituato a costruire classifiche e priorità, specie per quanto riguarda i nostri diritti (“ci sono cose più urgenti”). Non possiamo adottare il loro stesso metodo.

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