Il Movimento LGBTIQ è di Sinistra e rivendica diritti, emancipazione e liberazione. O non è Movimento.

Pubblichiamo un articolo di Mauro Cioffari (attivista gay) del 20 giugno 2010 ancora oggi attuale.  “Il Movimento LBBTIQ è di Sinistra e rivendica diritti, emancipazione e liberazione. O non è Movimento”.
A seguito dell’interessante incontro dall’ambizioso titolo “Tabula rasa: prove generali di ricostruzione”, a cui ho partecipato assieme all’amico Guido Allegrezza, sento l’esigenza di ritornare su alcuni dei temi affrontati: quali le cause degli insuccessi del movimento LGBTQI? Quale rapporto avere con la politica e con le istituzionii? C’è un conflitto di interessi all’interno delle associazioni che fanno politica ma che allo stesso tempo offrono servizi per la comunità? Come uscirne?
La “contaminazione a Destra”, si badi bene “contaminazione” e non “confronto” (comunque sempre necessario) proposta da alcuni esponenti del movimento, è frutto, secondo me, di un atteggiamento di tipo qualunquista, populista, demagogico, contraddittorio e rinunciatario.
Questi stessi esponenti che predicano la “contaminazione” di valori, hanno criticato, per anni, i Pride: perché troppo antagonisti, perché non “parlano” alle centinaia di migliaia di persone LGBTIQ che votano a Destra, perché non servono a migliorare le condizioni effettive di vita dei cittadini e delle cittadine. Hanno anche rivendicato, dopo aver partecipato direttamente a competizioni elettorali, che non è più utile e opportuno andare a votare, che Destra e Sinistra sono uguali.
Stiamo assistendo al tentativo, in parte riuscito, di destrutturare i Pride, uno dei principali strumenti di rivendicazione sociale delle persone LGBTIQ, e di destrutturare la politica nella sua più significativa “espressione” (il voto democratico).
Questi “pezzi” di movimento pretendono di fare politica e di rivendicare diritti per le persone LGBTIQ e allo stesso tempo offrono “servizi” per i quali sono costretti a porgersi, rispetto alle amministrazioni, in maniera subalterna. Teorizzano, cioè, la lotta, ma praticano il compromesso come fine. C’è un evidente conflitto di interessi in atto. Conflitto che va denunciato.
Riconosco, come più volte pubblicamente ho avuto occasione di sostenere, il ruolo svolto da realtà che hanno offerto e continuano ad offrire “servizi” alla comunità (Gay Village, Gay Street, realtà commerciali, Gay Help Line, servizio domiciliare per persone malate di Aids, ecc.) ma penso che il ruolo di queste realtà debba esaurirsi qui: nel continuare a fornire “servizi”. La commistione tra interessi commerciali e politica non ha mai pagato. Ed il movimento LGBTIQ ancora soffre per questa commistione.
Di fronte alla proposta, dunque, che viene da alcuni esponenti delle realtà commerciali e imprenditoriali, di dover “contaminare” la Destra italiana con le nostre richieste, rivendico, per quanto mi riguarda, l’origine e la matrice storica e culturale del movimento LGBTIQ.
Un movimento che lotta per l’emancipazione, per la liberazione, per l’uguaglianza formale e sostanziale delle persone LGBTIQ, contro la politica del privilegio e dell’esclusione dai diritti, non può che essere di Sinistra.
Denuncio, inoltre, il fatto che il movimento da anni ha smesso di parlare e di emozionare i cittadini e le cittadine lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali e queer proprio perché troppo concentrato ad aprire un dialogo con le istituzioni finalizzato ad accreditarsi come soggetto interlocutore al quale poter dare in “appalto” la realizzazione e gestione di “servizi”. Sempre meno interessato, dunque, ad intercettare i bisogni e le speranze delle persone poichè troppo impegnato a difendere la propria “bottega”.
Un movimento che rischia di confondere gli obiettivi (emancipazione e liberazione) con gli strumenti usati (associazioni), inconsapevole del fatto che è nato per ottenere i primi e non per promuovere solamente i secondi, è un movimento “morto”.
E’ tempo che i cittadini e le cittadine LGBTIQ si riapproprino della politica e dei suoi spazi, le piazze, ed è tempo di sottrarre alle associazioni che offrono servizi, pur sempre essenziali, questo strumento di partecipazione civile (la politica).
Definiti gli obiettivi comuni di tutti e tutte (matrimonio, memoria storica, adozioni, prevenzione della discriminazione e della violenza, ecc.), quindi, e condivisi gli strumenti (associazioni, movimenti, ecc.), sarebbe necessario ripartire, secondo me, dalla strategia. Capire i limiti di quella agita fino ad oggi, metterla in discussione ed aprirsi a nuove pratiche.
I “servizi” forniti, la richiesta di telecamere e/o di polizia nelle strade per “marcare i nostri territori” non possono essere il punto di arrivo del nostro percorso di lotta e di rivendicazione.
All’utopia transitoria di una falsa liberazione, rappresentata dai luoghi di aggregazione e di intrattenimento, è necessario sostituire un nuovo orizzonte di rivendicazioni e di valori. Non mi accontento, pertanto, delle vittorie che sanno di fallimento (poter bere una birra gay in un locale gay).
Il solo fatto che ci siano persone omosessuali e transessuali che votano a Destra (o che non votano proprio) non legittima un cambiamento degli obiettivi. Non legittima il fatto che si debba passare dall’emancipazione, dalla liberazione e dai pari diritti (che sono temi di Sinistra) all’integrazione e alle pari opportunità per tutti (che sono temi di una Destra liberale).
Ma queste persone sono interessate al percorso del nostro movimento? Fanno parte di esso? Se a questo aggiungiamo che la Destra italiana non è laica e non è antifascista credo che le possibilità di una “contaminazione” a Destra, oggi, siano pari allo zero.
Ben vengano riflessioni all’interno dei partiti di Destra su temi come i diritti civili, la cittadinanza e la laicità, ma non sarò certo io a “spendermi” per la promozione di questa evoluzione (che ancora non vedo).
Detto questo aggiungo che il movimento LGBTIQ deve ricominiciare a ragionare sui propri insuccessi: il fatto che in 40 anni non si sia riusciti a portare a casa nulla non è solo da imputare alle responsabilità della Sinista italiana, timida e impacciata, litigiosa tanto quanto il movimento LGBTIQ, poco laica e scarsamente interessata a cui fino ad oggi ci siamo rivolti. E’ da imputare, soprattutto, a noi, al movimento: dall’utopia di cambiare il mondo il movimento LGBTIQ si è passati alla voglia di normalità e di integrazione graduale. Le nostre proposte sono giunte gia mediate all’attenzione della politica. Tale atteggiamento rinunciatario è una delle cause principali, secondo me, dello stallo nel quale ci troviamo.
Spero che la divisione in atto nel movimento LGBTIQ, manifestatasi con l’organizzazione del “Roma Pride 2010” e con la scelta da parte di alcuni, me compreso, di non aderire ad un evento organizzato con modalità che non mi convincono e che non mi appartengono, possa essere occasione per l’apertura di un dibattito profondo e partecipato.Mauro Cioffari
attivista gay
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