La strategia del gambero. Matrimonio o unioni civili?


Monica Cerutti e Alessandro Zan, dirigenti nazionali di Sinistra Ecologia Libertà, insieme a Franco Grillini dell’Idv e a Paola Concia del Pd, qualche giorno fa hanno presentato la campagna “Una volta per tutt*”, una proposta di legge a petizione popolare per il riconoscimento delle Unioni Civili per le coppie dello stesso sesso e per un “Patto di solidarietà civile” per le coppie di sesso diverso.

L’iniziativa è stata accolta negativamente dalla maggior parte del movimento per i diritti civili delle persone non eterosessuali (lgbtqi). Per rispondere alle critiche, Cerutti e Zan hanno scritto un articolo, “Un passo avanti nel dibattito sulle unioni omosessuali”, dove sostengono energicamente l’efficacia della loro proposta.

A poche ore dal Pride di Roma, un corteo che sabato 23 giugno attraverserà le vie della capitale all’insegna dello slogan “Vogliamo tutto”, i due esponenti di Sel chiedono a gran voce “Dateci di meno”.

Sostengono infatti che, nonostante il congresso fondativo del partito abbia stabilito l’obiettivo del matrimonio omosessuale, c’è “una distanza da colmare se non vogliamo che la nostra idea rimanga una mera affermazione di principio”.

Cioè? La meta è lontana, se non addirittura irraggiungibile, e quindi lasciamo il matrimonio alle coppie eterosessuali e lavoriamo per le unioni civili “esclusive” per le coppie gay e lesbiche.

Questa scelta è stata fatta in completa autonomia dai due politici senza una sia pur minima discussione all’interno di Sel che coinvolgesse prima di tutto il Forum Diritti e Cittadinanza, che non si riunisce da molti mesi, e poi tutte le iscritte e gli iscritti interessate e interessati.

Ma che strategia è se viene messa in atto subito dopo che Nichi Vendola e Antonio Di Pietro si sono esplicitamente detti favorevoli al matrimonio gay e lesbico? I leader di Sel e Idv chiedono uguaglianza, perfetta parità, giusta dignità per chi vede ancora negati diritti fondamentali e altri esponenti degli stessi partiti rilanciano al ribasso?

Tra le associazioni di un certo rilievo solo Arcilesbica decide di appoggiare la loro posizione, sia pure con delle precisazioni. Una per tutte: “L’Associazione Nazionale ArciLesbica si batte perché l’Italia apra il matrimonio civile alle persone dello stesso sesso. E continuerà a farlo fino a che questo risultato non sarà raggiunto”.

Arcigay, Agedo, Certi Diritti, Famiglie Arcobaleno, Nuova Proposta (Donne e uomini omosessuali cristiani), Genitori Rainbow, Forum diritti civili del Pd Napoli, QueerLab, Gruppo Pegaso, Universigay di Pavia, e 64 esponenti politici e di movimento hanno firmato l’appello “Riflessione comune sulla recente proposta di iniziativa di legge popolare” che evidenzia: “Per le associazioni che sottoscrivono il presente documento, i principi di uguaglianza e di pari dignità sono inderogabili.

Nel progetto di legge citato questo principio pare essere accolto con una evidente contraddizione laddove sceglie di chiamare “unione civile” quello che di fatto è un matrimonio. A cosa serve un cambio di nome? Riteniamo che la questione non sia solo nominalistica, diversamente il nostro Paese avrebbe già una legge per l’estensione dei diritti matrimoniali e per il riconoscimento di altre forme di convivenza”.

La Rete Lenford, avvocatura per i Diritti Lgbti, ha deciso all’unanimità di non appoggiare la campagna “Una volta per tutt*”, motivando così la sua posizione: “L’intervento più semplice e rispettoso della dignità sociale delle persone consiste nel rendere il matrimonio civile accessibile a tutte e a tutti.

Chiedere le unioni civili allo stato attuale della giurisprudenza è un gioco al ribasso del tutto incomprensibile. L’unico impedimento è la mancanza di coraggio e di lungimiranza dei partiti e di alcuni loro esponenti che hanno presentato questa iniziativa di legge”.

Antonio Rotelli, presidente di Rete Lenford, è comunque l’autore della proposta di legge, ma ha dichiarato: “Aver scritto il testo non autorizza nessuno a usare il mio nome per legittimarsi. La responsabilità politica dell’iniziativa è di chi l’ha pensata, voluta e presentata. Sono convinto che per le famiglie omosessuali o c’è il matrimonio o non c’è uguaglianza e pari dignità. Sposarsi è un diritto fondamentale e non possiamo esserne esclusi per il nostro orientamento sessuale”.

di SAVERIO AVERSA


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