Omosessuali nel mirino in Russia, approvata legge contro la “propaganda” gay.

phpE8TcyOAM-500x345“Viviamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra” ha detto il deputato Dymitri Sablin dopo che ieri la Duma aveva approvato, con un solo voto contrario,  una legge che vieta “la propaganda omosessuale” e che metterà al bando qualsiasi manifestazione gay. “La Russia è un Paese che ha migliaia di anni e che è fondato su valori tradizionali – ha precisato Sablin che milita nel partito di Putin Russia Unita – la cui protezione per me è più importante persino del petrolio e del gas”. Mentre la Camera bassa votava, in strada i cristiani ortodossi hanno aggredito gli attivisti omosessuali che avevano inscenato una “protesta con bacio” (nella foto sopra).  La polizia è intervenuta arrestando una ventina di coloro che protestavano contro la legge.

Il provvedimento vieta la diffusione di informazioni sulla comunità gay ai minorenni, nel testo si legge che i giovani devono essere protetti “dalla propaganda omosessuale” diffusa dai media e durante gli eventi pubblici perché non sono in grado di valutare le informazioni con approccio critico.  Se il provvedimento dovesse essere approvato in via definitiva (mancano ancora due letture e la firma  finale del presidente Putin) in tutta la Russia non si potrebbero più tenere eventi che promuovono i diritti degli omosessuali. Per Amnesty International, siamo di fronte a un attacco alla libertà d’espressione.

La legge – spiega Yelena Kostyuchenko, giornalista della Novaya Gazetain prima linea per la difesa dei gay – non spiega in nessuno modo cosa si intenda per propaganda omosessuale e mi è chiaro il motivo: perché la propaganda gay non esiste”. Ancora più netta un’altra attivista Lyudmila Akexeyeva che definisce “medievale” la bozza: “Il Parlamento vuole fare leva sull’ignoranza della gente che vede l’omosessualità come una distorsione.

La nuova normativa prevede multe salate: 5mila rubli (124 euro) per i singoli individui, 500mila rubli (12.370 euro) per gli organizzatori  degli eventi e i pubblici ufficiali. L’idea arriva direttamente dalla fredda Siberia: è stata infatti inviata alla Duma nel marzo dell’anno scorso dal Parlamento della regione di Novosibirsk, che ha già adottato una normativa simile a livello locale.  Provvedimenti del genere sono già in vigore anche in altre parti del Paese, tra cui San Pietroburgo, seconda città della Russia dopo Mosca. Ed è proprio nell’antica capitale degli zar che l’anno scorso una decina di credenti ortodossi hanno denunciato nientemeno che la popstar Madonna per aver difeso gli omosessuali durante un concerto. Ma la loro richiesta di 8,3 milioni di euro è stata respinta.

Vladimir Putin è noto per le sue posizioni contro gli omosessuali che qualche anno fa accusò di essere tra le cause della bassa fecondità del Paese e quindi del suo declino.

Lo scorso anno l’Alta corte di Mosca aveva sostenuto un provvedimento che vietava le marce del Gay Pride nella capitale. La Corte Europea dei diritti umani ha multato Mosca per aver proibito le parate. L’omosessualità era punita con il carcere nell’Unione Sovietica ed è stata decriminalizzata in Russia nel 1993. Ma la comunità gay rimane ancora vittima di profondi pregiudizi.

Fonte: Corriere.it

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