Germania 1796: Friedrich Hölderlin e Susette Gontard.

Germania 1796: Friedrich Hölderlin e Susette Gontard. Articolo di Lavinia Capogna.

Apparentemente la storia che stiamo per raccontare potrebbe sembrare banale e non degna di nota: un giovane poeta e studioso viene chiamato nel 1796 a fare da precettore, cioè da insegnante e da educatore, ad un bambino di una ricca signora della borghesia francofortese. Il precettore e la signora hanno la stessa età, all’incirca 25 anni, e si innamorano perdutamente. Ma questa storia invece è eccezionale perché riguarda uno dei più grandi, vilipesi e per lungo tempo misconosciuti poeti, e una donna intelligente e sensibile. Lui è Friedrich Hölderlin, lei è Susette Gontard. Sotto l’influsso di Susette Gontard ( a volte il suo nome si trova scritto Suzette ) Hölderlin pubblicò uno dei suoi libri più importanti, il poema “Iperione”, conobbe Goethe. Aveva già conosciuto il poeta e drammaturgo Schiller, si interessava di filosofia, aveva letto “La Critica della ragion pura” di Kant, aveva alcuni amici poeti, era un eccellente suonatore di flauto e pianista ma soprattutto un poeta di eccezionale sensibilità. A mio parere le sue poesie sono ancora più belle di quelle di Goethe, con rispetto parlando, che sono celebrate come le più grandi della letteratura tedesca. 

Prima di parlare di questo grande amore è necessario dire qualcosa di Friedrich Hölderlin. 
Egli era nato nel 1770 a Lauffen sulle rive del fiume del fiume Neckar nel Württemberg. La Germania era divisa allora in alcuni regni e lo sarà ancora per molto tempo. Essa si era tenuta quasi distante dal resto della storia d’Europa a parte una rivalità con la Francia, entrambi i paesi più estesi del continente. Il 1700 e il 1800 furono due secoli particolarmente felici per la Germania per via dei suoi poeti, scrittori, musicisti e filosofi. Infatti nelle città più vivaci del paese c’era una ricca vita intellettuale, si seguivano con grande attenzione gli eventi stupefacenti che stavano accadendo in Francia: dalla Rivoluzione alla rapida ascesa di Bonaparte, il giovane Hölderlin sarà un grande sostenitore della Rivoluzione francese, dei suoi principi egualitari, finché la rivoluzione non trascenderà nel Terrore di Robespierre. Hölderlin non potè ovviamente approvare la furia e la follia di Robespierre ma continuò a mantenere intatto il suo amore verso gli ideali libertari e progressisti del 1789. 

Nato in una famiglia di severa tradizione di pastori protestanti, con una madre che era seguace della corrente pietistica, un ramo che conteneva anche alcune idee molto interessanti, destinato a seguire le orme dei suoi avi, laureato in teologia, Hölderlin ventenne decise invece di dedicarsi completamente alla sua vocazione: la poesia. 

Le poesie di Hölderlin sono straordinariamente belle e i temi principali che le pervadono sono il suo grande amore verso la Natura, il suo ideale di una vita nobile e alta ( i suoi amici hanno testimoniato la sua nobile Weltanschauung ed egli scrisse in un poema per un amico, la cui fidanzata era deceduta, le parole “lascia che l’amicizia ci guarisca le ferite del cuore “), le sue idee libertarie, la descrizione di un mondo di piccoli villaggi e borghi che egli evoca in poche parole con delicata nostalgia, il suo grande amore per la cultura Greca, che è il Leitmotiv di tutta la sua opera, ed infine la sua adesione al cristianesimo.

Egli scrisse in una poesia ” ( … ) le parole degli uomini non le ho comprese mai/ mi educò il canto del bosco mormorante/ appresi ad amare in mezzo ai fiori/ sono cresciuto in braccio agli Dei” ( mia traduzione ).
E in un’altra: ” Nella sua semplice casa il contadino riposa tranquillo, fuma il suo modesto camino ( … ) tornano i barcaioli sulle rive, lietamente sfuma in lontane città il clamore dei mercati, sotto le quiete pergole cenano gli amici/
Io dove andrò?/ Di guadagno e lavoro vivono gli uomini, alternando fatica e riposo, tutto procura gioia: perché dunque a me solo non si quieta nel mio petto l’assillo ?/ Nel cielo serale sboccia una primavera/si schiudono innumerevoli le rose e pare sereno il vasto mondo ( … )” ( mia traduzione ).

Susette Gontard era bella, giovane, sposata ad un banchiere Jakob Gontard, la famiglia era tedesca di Amburgo per l’esattezza ma di origine francese. Avevano due figli. I Gontard conducevano una brillante e vivace vita sociale, Susette aveva grandi interessi artistici, suonava il pianoforte, amava la poesia.
Anche Hölderlin era bello, delicato, con riccioli biondi, la sua vita sentimentale era stata fino ad allora assai sfortunata, era stato fidanzato con una ragazza ma si era ritenuto non in grado di poterle garantire una vita felice tanto da aver rotto il fidanzamento con una lettera commovente. Era quasi inevitabile che tra queste due persone, per tanti lati così simili e così in sintonia, nascesse un grande amore, un amore che Hölderlin ha descritto in senso trasfigurato nella sua Poesia, con grazia e pudore, come un attimo di serenità, di pace, di spensieratezza in antitesi alla violenza del mondo e dei tempi. 
Egli era strettamente riservato riguardo a Susette, non confidò nulla agli amici, solo una volta scrisse ad un caro amico parole colme di ammirazione per lei senza pronunciare il suo nome: Susette era sposata e madre di due figli. Henry, il bambino di cui Hölderlin era precettore, si affezionò moltissimo al suo giovane insegnante. 
Ma purtroppo questa serenità venne spezzata quando il banchiere Gontard, che invece non aveva alcun interesse per la musica e per la poesia, scoprì questa relazione sentimentale tanto che, dopo una violenta scenata di gelosia del banchiere a Hölderlin nel 1798, fu la stessa Susette a chiedere al poeta di lasciare la loro casa. Hölderlin se ne andò.

Ma ben presto Susette provò rimorso, iniziò a scrivere al poeta lettere bellissime nelle quali si rivela il suo l’animo e la sua sofferenza per la loro separazione.
Ci sono rimaste 17 lettere di Susette a Hölderlin e solo tre lettere di lui a lei. 
Probabilmente la ragione per cui Susette Göntard non lasciò suo marito fu il fatto che Hölderlin non aveva una situazione economica tale da poter allevare i due bambini di lei.

Il libro di poesie di Hölderlin, “Iperione”, venne relativamente ammirato ma non ottenne il successo che avrebbe meritato e Hölderlin rimase un poeta praticamente sconosciuto eccetto in piccole cerchie intellettuali e filosofiche. Anche Goethe mostrò poca solidarietà verso di lui.

Hölderlin e Susette continuarono a vedersi per un certo periodo di tempo segretamente dopo la loro separazione ma poi la situazione divenne insostenibile. Hölderlin dedicò all’amata Susette alcune splendide liriche chiamandola con il nome greco Diotima. E scrisse  anche che separarsi li “atterrì come un delitto”. Ed effettivamente un delitto senza il morto è quello che aveva compiuto il banchiere Gontard il quale aveva completamente distrutto, in nome della sua gelosia, un nobile e raro sentimento. Lasciamo dunque il banchiere Gontard dove merita, nell’oscurità della Storia, insieme alla sua morale borghese e convenzionale. Che egli fosse geloso è umano ma non che usasse il suo potere sociale ed economico contro gli amanti.

Hölderlin trovò altri due lavori come precettore, di cui uno a Bordeaux in Francia, ma poi accadde qualcosa di misterioso: nel 1802 a 31 anni tornato dalla Francia a piedi come si usava a quel tempo ( gran parte dei viaggi si svolgevano allora a piedi ) egli non fu più lo stesso. Lacero, malato, confuso, aveva perduto in gran parte la memoria e la cognizione del tempo. Sembra che fosse stato aggredito da alcuni ladri tra la Francia e la Germania. Aveva forse subito un trauma fisico e psicologico e quasi certamente una malattia cerebrale che i medici non seppero diagnosticare, dissero che il suo stato era dipeso da “un colpo di sole”.
Il poeta ritornò a casa dalla madre, colei che nelle sue lettere egli chiamava sempre “carissima Madre”, dandole del lei e che aveva anche nominato in qualche poesia, ma ella non poté aiutare e provvedere al figlio così malato. Il poeta finí in una clinica per disturbi mentali, alquanto sinistra, diretta da un medico che aveva inventato una maschera di costrizione che veniva usata per impedire ai pazienti di urlare.
La psicologia ancora non esisteva.
Oggi alcuni articoli su di lui riportano la parola schizofrenia che è una discutibile ipotesi, infatti è impossibile fare un seria diagnosi su qualcuno vissuto alcuni secoli fa e che nessuno ha conosciuto. La cosa che appare evidente è che il poeta abbia avuto una grave malattia cerebrale che all’epoca non poteva essere diagnosticata, egli accusava gravi problemi di memoria e di orientamento, diceva di chiamarsi Scardanelli ma nessuno ha mai compreso quale origine abbia avuto questo cognome italiano che egli menzionava spesso.
In quello stesso, sfortunatissimo, anno 1802, una tragica notizia raggiunse il poeta malato e contribuì enormemente al suo peggioramento: Susette Gontard era deceduta.
Ella aveva solo 32 anni, era già di salute cagionevole e il decesso avvenne a causa della rosolia che aveva contratto dai due figli che invece erano sopravvissuti alla malattia. E’ anche vero che la grande angoscia per la separazione da Hölderlin, che emerge chiaramente dalle sue lettere al poeta, potrebbe aver notevolmente contribuito ad abbassare le sue difese immunitarie.

Alla fine il medico della clinica aveva dichiarato che non si poteva fare nulla per Hölderlin e inaspettatamente un falegname, Ernst Zimmer, il quale era una persona colta per il suo tempo, aveva letto “Iperione” e apprezzava il lavoro di Hölderlin, si offerse di ospitarlo, in casa sua e dei suoi familiari, in una torre, che sarà in seguito conosciuta come la “Torre di Zimmer”. 
La torre si trova a Tübingen, sulle rive del fiume Neckar, ancora oggi è circondata da un paesaggio molto bello e suggestivo ma purtroppo Hölderlin non potè apprezzarlo. 
Egli continuò a scrivere poesie che, per quanto disorientate ancora contenevano evocazioni ed immagini straordinariamente belle, e continuò a suonare il pianoforte perché la musica era la sua grande passione. Alcuni intellettuali si recarono a trovare lo sfortunato poeta, salendo la stretta scala che conduceva alla torre, guidati da Charlotte, la bella – disse uno di loro – figlia di Zimmer che si occupò del poeta dopo la morte del padre, e rimasero costernati nel vederlo così ammalato. Hölderlin gentilissimo e del tutto innocuo non ricordava piu nulla.
Sembra che Zimmer abbia veramente compiuto un atto di umanità e di generosità verso il poeta salvandolo da una tragica sorte, per ben 36 anni Hölderlin visse nella Torre di Zimmer. I suoi familiari, l’amata madre e l’amata sorella Heinrike, non poterono o non vollero mai andarlo a trovare eccetto una rapida visita di un fratellastro. Il suo nome sarà dimenticato per tutto il 1800 ed egli morì sconosciuto a 73 anni nel 1843. Tutto avrebbe fatto pensare che egli sarebbe stato destinato, e con lui Susette, ad un eterno ed ingiusto oblio ed invece le sue poesie vennero riscoperte e pubblicate ad inizio Novecento. Presto il loro valore venne ampiamente riconosciuto e poeti, filosofi e lettori si interessarono a lui. 

Lo scrittore Stefan Zweig gli dedicò una biografia intitolata “La lotta col demone”, il filosofo Heidegger si soffermò soprattutto sugli aspetti filosofici della sua opera, il poeta franco rumeno Paul Celan scrisse di lui, nel tempo sono stati molti i saggi, le tesi di laurea, le biografie storiche e romanzate che gli sono state dedicate nonché alcuni film in Germania.
Friedrich Hölderlin divenne anche il simbolo del poeta in fuga nella follia così come Arthur Rimbaud è quello dei ribelli vagabondi, escluso dalla società, reietto, deluso ma non vinto, sempre alla ricerca di un mondo migliore con una profonda nostalgia dell’armonia Greca. 

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