Silvana De Mari condannata per insulti al Circolo Mario Mieli. Colamarino: “non abbassiamo la guardia contro l’omolesbobitransfobia”.

Torino 18 marzo 2022. La Corte di Appello di Torino ha confermato la condanna di Silvana De Mari, scrittrice e blogger italiana, nota per le proprie tesi contrarie ad ogni indirizzo scientifico consolidato, per diffamazione nei confronti del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e l’ha condannata al pagamento delle spese legali e accessorie.

“Dopo il primo grado del 2019”, si legge in una nota del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, “i giudici hanno di nuovo reputato che non è possibile usare termini come pedofilia, necrofilia e coprofagia in relazione alla nostra associazione, senza subirne le ovvie conseguenze legali”.

“Accogliamo quindi con grande soddisfazione l’esito di questa vicenda giudiziaria, anche perché, oltre a ristabilire il nostro onore, è un avvertimento per chiunque abbia intenzione di fare ciò che vuole sulla pelle delle persone lgbtqia+”.

“Leggeremo le motivazioni della Corte tra 90 giorni, ma non abbiamo nessuna paura di affrontare un eventuale ricorso in Cassazione, sicuri di vincere anche l’ultimo grado di giudizio”, ha dichiarato
il presidente del Circolo, Mario Colamarino.

Non è la prima volta che la discussa dottoressa viene condannata per diffamazione. Nel 2017 aveva definito le associazioni Lgbt “criminali contro l’umanità” e per questo era stata chiamata in giudizio dal Coordinamento Torino Pride, dal Consiglio regionale del Piemonte e dal Comune di Torino. Il Coordinamento e Rete Lenford si erano costituiti parte civile e nel 2018 la dottoressa De Mari aveva dovuto pagare una multa di 1.500 euro e aveva versato un risarcimento di 5.000 euro.

Le posizioni della dottoressa De Mari sono note. Dopo aver militato nel partito di Magdi Cristiano Allam, si è avvicinata al Popolo della Famiglia. In aperto contrasto con l’American Psychological Association e con l’Ordine nazionale degli psicologi, la dottoressa De Mari nega l’esistenza dell’omosessualità e nel gennaio 2017 ha sostenuto che l’omofobia sarebbe un diritto umano.

“Incassata questa vittoria”, conclude Colamarino, “non dobbiamo abbassare la guardia rispetto all’omolesbobitransfobia. La De Mari infatti è espressione di gruppi organizzati di omofobi, una rete che va dalla politica, ai giornali e alle associazioni. Rimane quindi fondamentale restare uniti nella lotta contro le discriminazioni”.

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