Lev Tolstoj, pacifista e non violento.

Lev Tolstoj, pacifista e non violento. Articolo di Lavinia Capogna.

Tutte la vita e le opere di Lev Tolstoj sono attraversate dal contrasto stridente tra una vita ideale, buona ed innocente e la vita al servizio della società e delle convenienze, artificiosa se non crudele.
Egli nacque nel 1828 e morì nel 1910. L’impero russo era una oligarchia segnata da violente diseguaglianze sociali. Lev Tolstoj apparteneva ad una delle famiglie di più antica nobiltà, era un conte.
Però non era più una famiglia ricca anche se tuttavia da parte della madre egli aveva ereditato la bellissima tenuta di Jasnaja Poljana, a circa 200 km da Mosca. 
Pieno di talento, sensibile, inquieto, Lev Tolstoj ebbe un’infanzia difficile. A soli quattro anni perdette la madre e qualche anno dopo il padre. Fu cresciuto da alcune zie e fin da adolescente la sua aspirazione fu migliorare se stesso.
Era un giovane idealista, amava leggere, studiare le teorie economiche più progressiste, la filosofia di Jean Jacques Rousseau; studiò legge all’università senza troppo interesse ma ben presto intraprese la carriera militare. Essa era, per così dire, quasi un percorso obbligato per i giovani aristocratici del tempo ed oltretutto a chi la sceglieva venivano cancellati i debiti. Nonostante si fosse fatto conoscere come un uomo coraggioso ed intelligente durante la sua carriera militare ne rimase disgustato. In alcuni splendidi racconti egli ha descritto questo senso di insoddisfazione, di vuoto, di spreco della propria vita dopo le serate trascorse a giocare a carte e bere vodka con i commilitoni.
Fu così che egli scoprì la propria vocazione: la letteratura. 
Quando aveva 24 anni nel 1852 esordì con il bel racconto lungo “Infanzia” che ottenne un grande successo. 
Egli si appassionò anche alla pedagogia e all’insegnamento ai bambini poveri. I figli dei contadini erano analfabeti e vivevano in una povertà estrema che egli ha descritto ampiamente nei suoi libri. Scrisse anche un manuale per i bambini raccogliendo fiabe e leggende russe.
La morte precoce per tubercolosi del fratello Nicolaj, che era un pittore, e che egli assistette amorevolmente, fu il grande dolore della sua giovinezza.

Lev Tolstoj era anche un ragazzo timido e il personaggio di Pierre in “Guerra e pace”, goffo, simpatico e buono è in parte un suo autoritratto. Egli si credeva brutto e sgraziato non essendolo affatto come testimoniano i dagherrotipi che ci sono rimasti della sua gioventù.
Era bruno, con un’aria seria, lo sguardo profondo e la barba.
A 23 anni scrisse nei suoi “Diari”  “Non sono mai stato innamorato di donne. (…) Di uomini mi sono innamorato molto spesso (…). L’ esempio più strano di una simpatia in qualche modo insolita è Gotier. Con lui non c’è stato assolutamente alcun rapporto, oltre che per l’acquisto di libri. Sentivo una vampa di calore quando lui entrava nella stanza. L’ amore per Islavin mi ha guastato tutti gli otto mesi di vita a Pietroburgo. Sebbene inconsciamente, io di null’altro mi preoccupavo che di piacergli. Tutti gli uomini che ho amato lo hanno sentito e ho notato che facevano uno sforzo per non guardarmi. (…) La bellezza ha sempre avuto molta influenza nella scelta; si veda l’esempio di Djakov; non dimenticherò mai le notti quando io e lui uscivamo da Pirogovo e avevo voglia di abbracciarlo e di piangere (…)”.
Egli mantenne questi sentimenti platonici.
Ebbe poi una romantica amicizia con una ragazza con cui aveva una notevole intesa intellettuale e fu incerto se chiedere la sua mano. 
Nel 1859 si innamorò di una contadina della sua tenuta di Jasnaja Poljana. Era bella, intelligente, analfabeta e sposata. Si dice che lei e Tolstoj avessero avuto un figlio ma che lui non lo abbia riconosciuto, il che sarebbe stato impensabile a quel tempo sia perché lei era sposata sia per le differenze di classe sociale.
Nel 1862 a 34 anni Tolstoj si innamorò improvvisamente di Sophie ( o Sof’ja ) Berns.
Ella aveva 18 anni ed era la figlia di un medico della Corte dello zar, di origine tedesca, e di una dama di compagnia della zarina. Sophie era una ragazza bruna, graziosa con un’aria intensa, le piaceva scrivere e sembra che avesse anche un certo talento ( adulta pubblicò qualche sua pregevole opera ), amava i libri di Tolstoj che egli aveva scritto fino ad allora, libri che evocavano la sua vita militare e racconti e ne aveva trascritti alcuni brani nei suoi “Diari”.
Raccontando il suo desiderio di una vita migliore, più umana, lo scrittore aveva colto non solo la sua più intima essenza ma anche qualcosa di nuovo in una parte dell’alta borghesia di metà secolo. Egli non era infatti l’unico giovane ad essere stanco di una società estremamente ingiusta. I giovani più sensibili avvertivano anche loro l’iniquità sociale. Essi vivevano in case sontuosamente arredate, avevano precettori stranieri, e non solo parlavano ma pensavano anche in francese, come osservò Tolstoj in “Guerra e pace”, suonavano le ultime composizioni di Liszt al pianoforte, mangiavano dolci, e alle serate, ai balli, ai concerti le fanciulle incontravano gentiluomini interessati ad un vantaggioso matrimonio per ragioni economiche e sociali. Tuttavia questa vita privilegiata incominciò ad andare stretta ad alcuni ragazzi e ragazze delle classi abbienti.
Aderirono al socialismo, una nuova idea sociale egualitaria che proveniva prevalentemente dalla Francia e dall’Inghilterra, divennero cristiani evangelici, atei, leggevano furtivamente i filosofi più noti, Schopenhauer e più tardi Nietzsche, ma nessuno seppe rappresentare meglio le loro aspirazioni di Lev Tolstoj.

Dapprima sembrò che Tolstoj si fosse infatuato della sorella di Sophie ma poi mutò sentimenti e in pochissimo tempo decise di fare una proposta di matrimonio a Sophie.
 “Sono innamorato – scriveva il 12 settembre 1862 nel suo “Diario” – come non credevo si potesse esserlo. Sono pazzo, se vado avanti così, sarò costretto a spararmi. Sono stato da loro questa sera: lei è incantevole sotto tutti gli aspetti…”.
E due giorni dopo: “Domani vado appena alzato e le dico tutto, se no mi sparo… Sono le quattro di notte… le ho scritto una lettera e gliela darò domani, cioè oggi 14. Dio mio, come ho paura di morire! La felicità e una felicità così mi sembra impossibile. Dio mio, aiutami!…”.

Sophie lesse lettera, uscì un attimo dal salone sopraffatta dall’emozione e tornò dieci minuti dopo dicendo che accettava la proposta di matrimonio. Tolstoj le aveva scritto che se non avesse accettato si sarebbe suicidato. Il fidanzamento durò soltanto una settimana. Lev Tolstoj aveva una gran fretta di sposarsi.
In realtà lui e Sophie si conoscevano veramente poco, si erano visti in occasioni mondane, avevano alcune idee letterarie in comune ma esperienze molto diverse. 
Prima del matrimonio per il suo desiderio di essere completamente sincero con la sua fidanzata e prossima moglie lo scrittore le diede da leggere i suoi “Diari”. Tuttavia non era una lettura adatta per una fanciulla di 18 anni di quel tempo, Sophie rimase molto turbata dal fatto che il suo futuro marito avesse avuto altre relazioni sentimentali, si ingelosì, soprattutto la storia sentimentale che lui aveva avuto con la contadina di Jasnaja Poljana fu un motivo di risentimento verso il marito.
Si sono versati fiumi d’inchiostro su questo matrimonio che durò 48 anni. C’è stato chi si è schierato dalla parte di Tolstoj e c’è stato chi si è schierato dalla parte di Sophie ma in realtà ogni relazione sentimentale o matrimonio è difficile da giudicare dall’esterno.
Certamente il loro matrimonio ebbe momenti felici, come quando ad esempio nacquero i primi dei loro 13 figli di cui 11 sopravvissero e arrivarono all’età adulta o come quando parlavano insieme di letteratura e la contessa Tolstaja ricopiava entusiasta i capitoli di “Guerra e pace” a mano ( e lo stesso fece con “Anna Karenina” ) oppure quando la sera suonavano insieme il pianoforte.
Senza dubbio si amavano e Sophie riconosceva che Tolstoj aveva delle idee elevate ed era affascinata a dir poco dal suo modo di scrivere.
Ma il loro matrimonio ebbe anche dei momenti terribili, momenti di gelosia, minacce di suicidio da parte della moglie, infedeltà del marito, frasi cattive di lei, silenzi di lui, visioni differenti sulla vita, come vedremo.
Tolstoj arrivò anche scrivere un racconto, che rimase a lungo inedito, intitolato “Il diavolo” su un proprietario terriero sposato che ama una contadina per cui immaginò vari finali: in uno il marito si suicidava, in un altro la moglie lo uccideva ( e la contessa Tolstaja arrivò nelle liti a minacciare il marito ) e nel terzo il marito uccideva la moglie ( anche se ovviamente egli non avrebbe mai ucciso Sophie ).
Egli compose sul tema del matrimonio anche il suo racconto più dark, “La Sonata a Kreutzer”, splendidamente scritto, in cui un viaggiatore incontra casualmente su un treno un uomo con cui si mette a chiacchierare per ingannare la noia del viaggio: l’uomo è un uxoricida. Il criminale, ex stimato professionista, racconta al viaggiatore la sua storia, la sua morbosa gelosia verso la moglie e tutto il racconto è la dimostrazione che i rapporti sessuali, anche coniugali, sarebbero un male. Il racconto scandalizzò l’alta società. Venne proibito dallo zar e la contessa Tolstaja dovette andare a pregarlo di farlo pubblicare. Alla fine lo zar accettò ma solo a patto che venisse pubblicato in un’edizione molto costosa per cui i poveri non avrebbero potuto acquistarla.

“Anna Karenina” aveva già conquistato e scandalizzato tutto il mondo. Tolstoj ha descritto molto bene come nacque l’ispirazione del romanzo. Una mattina egli aveva letto in un giornale una notizia di cronaca: una donna si era gettata sotto un treno. Era rimasto molto turbato perché anche lui soffriva di idee suicide. 
Più tardi mentre stava riposando su un vecchio divano nel dormiveglia ebbe una immaginazione: una signora bellissima, molto elegante con un’aria infelice gli chiedeva di farla vivere: era Anna Karenina.
Il romanzo è un capolavoro che descrive il contrasto tra la vita di Anna Karenina con il suo noiosissimo marito, un funzionario conservatore, nell’alta società pietroburghese e moscovita e la felicità di Levin e Kitty. Anna si innamora perdutamente di un ufficiale Vronsky, bello e superficiale ma tuttavia sincero, e viene completamente rifiutata dalla società.
Tolstoj denunciava qui la doppia morale: era considerato normale che i mariti potessero essere infedeli ma era impensabile che lo fossero le mogli.
Anna Karenina e Madame Bovary di Flaubert sono le grandi adultere del diciannovesimo secolo. Ma “Anna Karenina” non è solo un romanzo sull’adulterio ma un atto di accusa contro tutta una società e un mondo che Tolstoj descrive stupendamente.
Nonostante egli fosse a volte bonariamente ironico verso le donne probabilmente perché irritato con la moglie fu uno degli scrittori ( uomini ) che comprese di più i caratteri femminili: anche Natascia Rostova di “Guerra e pace” come Anna Karenina è uno splendido personaggio, e rappresenta la giovinezza in tutto il suo fulgore. 
Fin dal loro primo incontro si avverte che Natascia e Pierre si sposeranno, anche se ciò non è minimamente accennato, ma perché ciò accada dovranno esserci l’invasione della Russia da parte di Napoleone Bonaparte, l’infelice matrimonio di Pierre con la bellissima Hélène, nato solo da una attrazione fisica e senza alcuna affinità elettiva, la sbandata di Natascia per il fratello di Hélène, anche lui bellissimo e senza arte né parte, Anatolij, che le costerà la rottura del fidanzamento ufficiale da parte dell’implacabile, superbo principe Andrej e la disfatta dei francesi.
Anche la principessina Maria, sacrificata in campagna per colpa di un tirannico padre, è uno splendido personaggio femminile.
Il principe Andrej, fratello di Maria, è deluso da tutto, scettico, annoiato dalla graziosa moglie. Quando sarà ferito e scoprirà il cielo sopra il campo di battaglia di Austerlitz le frasi che descrivono le emozioni del principe ferito sono tra le più alte della letteratura mondiale.
Così come le pagine del perdono del principe Andrej morente a Natascia o le commosse, accorate, empatiche parole di Pierre a Natascia quando ella viene condannata da tutti per il suo sventato tentativo di fuga con il bel Anatolij.
Il romanzo è anche la storia di un popolo che viene minacciato da un altro. Una epopea con una trama molto avvincente che si avvale, come è usuale in Tolstoj, di una raffinatissima introspezione psicologica.

Uno dei racconti più belli e famosi di Tolstoj è “La morte di Ivan illich” dove racconta come un uomo banale, ricco e completamente integrato nella società si trova improvvisamente a dover fare i conti con l’imprevista fine della sua vita a causa di uno stupido incidente domestico. É uno dei racconti più belli scritti sulla morte. Tolstoj, che era terrorizzato all’idea di morire, fu coraggioso a scrivere così dettagliatamente su questo tema.  

Egli non incontrò mai Dostoevskij, suo grande contemporaneo, anche se le loro mogli si frequentarono. Ammirava i suoi libri e Dostoevskij ammirava quelli di Tolstoj. Tuttavia le loro personalità e le loro visioni della vita erano diverse. 
Dostoevskij indagò gli aspetti patologici della natura umana, non a caso Freud avrebbe scritto un saggio su di lui, spesso creò personaggi straordinari ma estremi come lo studente Raskolnikov che compie un delitto crudele senza alcun “motivo” o in antitesi il principe Myskin, assolutamente buono – come disse Dostoievskij stesso. Tolstoj invece non credeva che le persone fossero o solo buone o solo cattive ma che fossero una mescolanza e che dipendesse da loro far emergere una parte o un’altra della loro personalità.

Tolstoj fu amico di Cechov, il grande autore di racconti e commedie. Una figlia di Tolstoj, Tatjana, in seguito autrice di un bellissimo libro di memorie “Anni con mio padre”, si innamorò del timido e riservato Cechov ma non ebbe il coraggio di dirglielo.
Tolstoj ebbe anche una difficile amicizia con lo scrittore Turgheniev, autore del celebre romanzo “Padri e figli”, detestato da Dostoevskij che lo rappresentò in un manierato e sdolcinato personaggio de “I fratelli Karamazov”.
Turgheniev prestò anche una forte somma di denaro a Tolstoj ( e anche a Dostoievskij ) ebbero alcuni litigi e riappacificazioni, e alla fine Turgheniev supplicò Tolstoj di tornare a scrivere quando sembrava che egli avesse abbandonato il romanzo per la saggistica e il teatro.
Conobbe anche Theodor Herzen, il socialista autore di uno dei libri più belli di quel tempo, l’autobiografico “Il passato e i pensieri” ed infine il grande musicista Piotr Ilich Tchaikovsky.

A 41 anni nell’agosto, settembre del 1869 Tolstoj soggiornò in una piccola città chiamata Arzamas. Non si sa che cosa accadde esattamente una notte in cui si trovava in una locanda ma essa fu decisiva per il suo cambiamento spirituale e mentale. Egli stava attraversando una grande crisi esistenziale da un po’ di tempo. Probabilmente quella notte per qualche ragione sconosciuta temette di morire. Su di essa scrisse il racconto, pubblicato postumo, “Memorie di un pazzo”.
Il cambiamento fu un totale rifiuto della sua vita precedente: in realtà egli era stato un buon marito seppure infedele, un buon padre seppure fosse stata la moglie ad occuparsi dell’educazione dei figli, aveva scritto molto, aveva avuto un grande successo, era diventato molto ricco ma tutto ciò lo aveva lasciato profondamente insoddisfatto.

Fu una vera rinascita come quella che egli descrisse nel suo ultimo romanzo “Resurrezione”, meno celebre degli altri ma non meno bello. In quel romanzo un principe ricchissimo che conduce una vita superficiale si trova ad essere giurato in processo: qui rivede casualmente o forse per uno strano destino Katia Maslova, che da ragazza era stata presa in casa dalle sue zie e di cui egli si era platonicamente innamorato quando era un diciottenne pieno di ideali. Ma qualche anno dopo, essendosi adeguato alla società intraprendendo la carriera militare, egli aveva sedotto la ragazza, lasciandole cento rubli prima di congedarsi da lei – perché, si legge nel romanzo, “tutti fanno così”.
Tolstoj aveva la teoria che un’azione cattiva conduce ad altre azioni cattive, teoria che espresse nel racconto “Il denaro”.
Anche per la Maslova era stato così, ella aveva perduto il loro bambino che aveva concepito in quella notte e che era deceduto poco dopo la nascita, era stata cacciata dalle zie, era diventata l’amante di uno scrittore, poi una prostituta in una casa chiusa di Mosca ed infine era stata condannata per un delitto che non aveva commesso.
Il pentimento seppur tardivo del principe farà scoprire a lui la drammatica condizione dei carcerati, cedere la sua terra ai contadini, conoscere il mondo dei detenuti politici socialisti, addirittura voler sposare a tutti i costi la Maslova che però non accetterà la sua proposta.

Tolstoj, ex militare di alto grado dell’impero russo, divenne il più grande pacifista e sostenitore della non violenza del suo tempo. Divenne veramente cristiano, lesse accuratamente i Vangeli. La chiesa ortodossa lo scomunicò per alcune pagine che aveva scritto e salvo errore egli non è stato ancora riabilitato. Si interessò al pensiero di Buddha allora quasi sconosciuto in Europa. Negli ultimi anni di vita lo scrittore ebbe anche una corrispondenza con un giovane avvocato indiano induista che lottava per l’indipendenza del suo paese, Gandhi.
Smise di andare a caccia, divenne vegetariano, abbandonò il tabacco, desiderava raggiungere la castità.
Abbandonò anche i vestiti borghesi per un camiciotto da contadino e spesso venne scambiato per uno di loro. 
Nel 1883, quando aveva 55 anni, Vladimir Certkov divenne il suo migliore amico. Certkov era un ex ufficiale, un personaggio abbastanza ambiguo che voleva fondare un nuovo gruppo spirituale o sociale che facesse capo alle idee dello scrittore: i tolstojani.
Tolstoj non approvava questo gruppo che ebbe molti aderenti tra la gioventù. Nei suoi “Diari” raccontò di come una ragazza molto ricca venne a Jasnaja Poljana per chiedergli “come doveva vivere”. Lui scrisse molto sinceramente che non poteva rispondergli visto che neppure lui sapeva come avrebbe dovuto vivere.
La sua casa divenne affollata: persone che gli chiedevano consigli morali, persone che chiedevano soldi, aiuto, soccorso psicologico.
Durante dei disastri naturali e delle carestie lui e la moglie si prodigarono per aiutare molte persone. 
Ma il forte attacco a tutta la società da parte di Tolstoj rimase incompreso dalla moglie. Egli aveva scoperto cento anni prima di Hannah Arendt “la banalità del male” e di come il potere di pochi esercitato sui molti fosse possibile grazie ad uno sterminato esercito di generali e militari che facevano le guerre, di vescovi che benedicevano gli eserciti, di politici che miravano al potere, a stipendi sempre più alti ed onorificenze, di avvocati che brigavano nei tribunali, di amministratori di immensi terreni di oziosi proprietari che sfruttavano i contadini.
Egli, come abbiamo visto, denunciò anche l’ipocrisia dei matrimoni basati solo su interessi economici e sociali, lo squallore della sessualità senza amore e della doppia morale tra mariti e mogli di cui abbiamo parlato e perciò si può affermare che Tolstoj fu uno scrittore femminista.
Egli denunciò anche come tutto questo potesse accadere senza neppure un briciolo di rimorso di coscienza. 
L’attacco al potere da parte di  Tolstoj fu formidabile.
Tolstoj si fece molti nemici in alto loco ma era impossibile metterlo a tacere perché era diventato celeberrimo.
Romain Rolland, scrittore svizzero pacifista e premio Nobel, lo avrebbe definito “un nobile esempio di uomo di sinistra”.
Ma l’attacco frontale di Tolstoj al potere era troppo per la contessa Tolstaja che proveniva pur sempre da una famiglia molto legata allo zar. Sophie si rifiutò di ricopiare ulteriormente gli scritti del marito. 

Nel frattempo Certkov convinse lo scrittore a cedere tutti i suoi diritti letterari. Lo suggestionò così tanto che gli inculcò l’idea che fosse immorale guadagnare tanti soldi dalle sue opere letterarie. In realtà si trattò di un plagio. Sembra che Certkov fosse in realtà d’accordo con un editore. Tolstoj rinunciò a tutti i suoi diritti letterari il che voleva dire a grandi entrate economiche per lui e per i suoi eredi. Fu l’ultima goccia del rapporto già non semplice con la moglie. Ella si infuriò e accusò il marito di non aver pensato a lei e ai loro 11 figli. È vero che non erano poveri, è vero che avevano la grande tenuta di Jasnaja Poljana e la casa a Mosca però la contessa Tolstaja aveva ragione questa volta.
Ella sospettava anche che tra Tolstoj e Certkov vi fosse una relazione sentimentale anche se non vi è nessuna prova in questo senso e last but not least c’era allora una legge in Russia contro l’omosessualità maschile.
Ella invece provava un amore platonico verso un gentiluomo, un musicista che veniva nella sua tenuta per suonare insieme a lei e che Tolstoj, scherzando con le figlie su questo, chiamava “l’ammiratore della mamma”. 

A 82 anni Tolstoj mise in atto un piano che aveva da molto tempo: fuggire dai suoi familiari. Con la moglie il rapporto era diventato insostenibile ed egli non andava d’accordo con i figli maschi che avevano intrapreso la carriera militare da lui ora avversata.
Era il novembre del 1910 e sul treno a causa di un finestrino aperto egli prese molto freddo. Febbricitante fu fatto scendere in una piccola stazione, Astapovo.
Ben presto le sue condizioni divennero gravi, aveva una polmonite.
Venne raggiunto dalle figlie.
Continuò a dire che era assurdo che tutti si occupassero di Lev Tolstoj quando c’erano tanti altri esseri umani al mondo. Testardo mantenne le sue idee fino alla fine. Sophie non venne fatta entrare nella camera per volontà delle figlie. Esse avevano temuto che la sua presenza avrebbe potuto turbare il loro padre o forse che lei avrebbe potuto dire qualcosa di inconsulto data la sua situazione nervosa ben sapendo però che era stata una crudeltà non farla entrare.
Subito dopo la morte del marito ella tentò il suicidio gettandosi in un lago gelato ma venne salvata dai figli.
Morì nel 1919 a 75 anni.

Probabilmente il ritratto più autentico di Tolstoj è quello lasciato dalla figlia Tatjana, che sposò poi un italiano e visse molti anni a Roma, e che lo descrisse come simpatico ed affabile, si ricordava di quando egli usciva felice dal suo studio dove aveva trascorso tutta la mattina a scrivere o quando suonava assorto il pianoforte, scegliendo solo brani di Chopin.

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