Wolfgang Amadeus Mozart, genio incompreso.

Wolfgang Amadeus Mozart, genio incompreso. Articolo di Lavinia Capogna.

Nessun artista ha dato al mondo così tanto come Mozart e ha ricevuto da esso così poco. Quando egli morì nel dicembre del 1791, a soli 35 anni, era poverissimo e aveva composto un vastissimo repertorio di opere musicali, sinfonie, quartetti, opere liriche tra cui si trovano brani di infinita bellezza e musicalmente rivoluzionari, con un misto raffinatissimo di malinconia e gioia che li contraddistingue.

Wolfgang Amadé Mozart, come suonava il suo vero nome (egli non utilizzò pressoché mai la forma latina Amadeus) fu un artista libero, si ribellò anche ad un arcivescovo che lo trattava come inferiore, tra l’altro pagandolo pochissimo per il suo lavoro, e per ciò venne preso a calci da un servitore dell’arcivescovo.

Ha scritto il sociologo Norbert Elias “da outsider borghese al servizio della corte, Mozart combatté fino in fondo, con incredibile coraggio, una battaglia di affrancamento dai suoi padroni e committenti aristocratici. Lo fece di propria iniziativa, per amore della propria dignità di uomo e del proprio lavoro di musicista. E perse la battaglia – come era da prevedere (…)”.

Egli era nato nel 1756 a Salisburgo in Austria da Leopold Mozart e Anna Maria Pertl. La madre, di cui sappiamo poco, sembra essere stata una donna simpatica ed affabile. Il padre era indubbiamente un musicista di talento, autore anche di un bel metodo per violino ancora in uso, che ebbe il merito di aver intuito il genio del figlio fin da quando Amadeus aveva tre o quattro anni. Tuttavia leggendo le lettere Leopold Mozart ci appare sempre più come un padre tirannico ed egocentrico.

Sembrerebbe che non avesse avuto scrupoli di portare per anni Mozart e la sua sorellina Anna Maria detta Nannerl, anche lei estremamente dotata per la musica, in giro per l’Europa, in faticose tournée, in Germania, Belgio, Francia, Paesi Bassi, Inghilterra e tre volte in Italia.

Il piccolo Mozart dovette assoggettarsi a ritmi di vita estenuanti, del tutto inadatti per un bambino, affrontare scomodi viaggi in carrozze comuni di modesta categoria, tra climi freddi ed inclementi o caldi ed assolati, con il rischio sempre possibile di ammalarsi come a volte accadde, di essere rapinati o arrestati per qualsiasi ragione nelle molte frontiere dei piccoli litigiosi regni europei.

Il piccolo Mozart li affrontò pazientemente e mantenendo sempre uno stile epistolare brillante e sincero. 

Nel 1763 a Parigi Mozart, che aveva 7 anni, chiese a Madame De Pompadour, bella e celebre amante del Re Louis XV che ne aveva 43 ed era quasi alla fine della sua vita, di dargli un bacetto sulla guancia. Lei rifiutò forse per timore delle malattie. 

Il piccolo Mozart chiedeva sempre agli altri se lo amavano. Separato da sua madre aveva bisogno di affetto e di sentirsi rassicurato.

A Vienna egli aveva avuto una piccola pausa del suo lavoro di musicista giocando nel giardino reale a nascondino con la piccola coetanea Maria Antonietta, futura sfortunata ultima regina di Francia, figlia dell’imperatrice d’Austria Maria Teresa. L’imperatrice non si era però esentata dall’esprimere in una lettera tutto il suo disprezzo verso i Mozart definendoli dei girovaghi saltimbanchi.

A 7 anni il piccolo Mozart, elegantissimo e con uno spadino, suonò per Goethe, l’autore del Werther e delle “Affinità elettive”, che rimase molto colpito dal grande talento bambino.

In questi viaggi Wolfgang Amadeus, oltre che a far guadagnare molto bene il padre con i suoi concerti, coltivò con grande profitto lo studio e l’esercitazione della musica e fu allievo di contrappunto a Bologna di Giovanni Battista Martini.

A Napoli conobbe il celebre Paisiello ed altri compositori italiani, allora patria assoluta del Bel Canto. Incontrò anche il famoso scrittore Parini e il cantante Farinelli. Imparò la lingua italiana che scriveva perfettamente.

Nel 1770 Mozart quattordicenne non bello, magrolino, simpatico e sensibile ebbe una profonda amicizia con un coetaneo inglese che aveva conosciuto a Firenze, Thomas Linley, virtuoso violinista dai tratti e dai modi gentili.

Essi suonavano insieme e spesso si abbracciavano – scrisse Leopold Mozart.

Al momento di separarsi il giovane inglese pianse a lungo e Mozart fu molto addolorato. Non si sarebbero più rivisti.

Thomas Linley sarebbe annegato durante una gita in barca a soli 22 anni nel 1778.

Mozart scrisse che era stato un “vero genio” e che se fosse vissuto più a lungo avrebbe dato grande lustro alla musica.

Altra amicizia fu quella con una cugina con cui scambiava lettere che sono state criticate ma che in verità contengono solo frasi scherzose del tutto innocenti tra adolescenti del tempo.

Tuttavia al sagace e severo sguardo di Leopold Mozart non devono essere sfuggiti gli accenti ribelli cari al suo figliolo.

Il mondo conosciuto stava andando verso il tramonto, idee nuove erano nell’aria, non solo nella lontana America dove alcuni progressisti si erano ribellati alla dominazione inglese delle colonie ma anche nella ben più vicina Francia. Anche la Germania aveva, per quanto ristretta, una sua cerchia di intellettuali, filosofi e poeti.

Sembra quasi che Leopold Mozart abbia visto nel figlio uno sventato scavezzacollo, invece l’immensa mole del lavoro di Mozart e la sua sublime qualità artistica denotano che egli fu un lavoratore indefesso.

Egli diceva, minimizzando, di sentire la musica nella sua testa e di doverla solo trascrivere, cosa che faceva usando a volte inchiostri di vari colori per scrivere le note.

Nonostante tutti i suoi sforzi egli veniva ostacolato proprio alla corte di Vienna. Non venne assunto alla corte a differenza del musicista veneto Salieri che, anche egli di talento, aveva invece riconoscimenti ufficiali.

Solamente l’anziano Haydn riconobbe il grande talento di Mozart.

Haydn disse a Leopold Mozart che quando tutti loro sarebbero stati dimenticati solo Wolfgang Amadeus sarebbe stato ricordato.

Nel 1777 il ventunenne Mozart si innamorò di Alosya Weber, una cantante d’opera. Ella fu inizialmente gentile con il giovane Mozart ma tutto finì lì. In una appassionata risposta alla proposta del padre di frequentare ragazze di facili costumi Mozart si rifiutò recisamente e quattro anni dopo si innamorò della sorella di Aloysia, Constanze, che aveva 19 anni.

Mozart ne aveva 25.

Nel 1782 si sposarono e per farlo Mozart dovette ingaggiare una vera e propria battaglia con il padre. 

Anche in questo Mozart fu coraggioso perché fu determinato a sposare la ragazza che amava, che non era ricca, in un tempo in cui la stragrande maggioranza degli uomini si sposavano solo per interessi economici e sociali.

Il padre in seguito lo diseredò lasciando i suoi beni alla figlia, Anna Marie, che seguendo le aspettative paterne si era sposata anziché continuare la carriera musicale nonostante il fratello l’avesse invece incoraggiata a farlo

e che ruppe con lui proprio a causa della modesta classe sociale di Constanze (la madre di Constanze gestiva una pensione e il padre era un copista di musica, cioè ricopiava spartiti musicali).

Infine Anna Maria fu ingiusta con il fratello scrivendo che eccetto nel suonare il pianoforte in cui era ineguagliabile era imbranato nella vita quotidiana. Un Mozart fragile ed impacciato è ancora più simpatico.

Su Constanze abbiamo talmente pochi elementi che non possiamo avere nessuna idea di come lei realmente fosse.

Di lei Mozart scrisse in una lettera al padre “ha il cuore più gentile del mondo. Io amo lei e lei ama me con tutto il cuore”.

Il matrimonio fu il punto di rottura tra Wolfgang Amadeus e il padre anche se indubbiamente egli voleva bene a Leopold.

E come abbiamo detto Mozart fu un marito innamorato, il matrimonio attraversò difficoltà e solo due dei loro sei figli raggiunsero l’età adulta. Era un dramma allora usuale perché la medicina era quasi inesistente, fatta di intrugli di dubbia efficacia.

Felice fu l’incontro artistico di Mozart con il librettista Lorenzo Da Ponte. Da Ponte sarebbe oggi giudicato un avventuriero (era un ebreo di vicino Treviso che si era convertito al cattolicesimo, era diventato addirittura abate ma poi si era sposato, era amico di Giacomo Casanova e sempre al verde era finito, dopo altre peripezie, in America dove non aveva avuto fortuna) ma era un personaggio assolutamente in linea per così dire con il 1700, un secolo in cui la morale non era ancora quella borghese del 1800, come denotano anche i romanzi del tempo tra cui gli scandalosi e belli “Moll Flanders” di Daniel Defoe, di fine 1600 ma già settecentesco nello stile, “Manon Lescot” di Des Grieux, “Le amicizie pericolose” di Laclos o “Le Memorie scritte da lui medesimo” di Giacomo Casanova scritto in francese (su cui vi è stato a lungo il dubbio se il vero autore non fosse stato invece Stendhal).

Il 1700 fu un secolo di transizione tra il vecchio e il nuovo mondo: affascinante, manierato, garbato, libertino, morale, filosofico, ribelle, retrogrado, violento, bigotto, ateo.

Le disparità sociali erano enormi e l’aristocrazia venne annullata prima che dalla ferocia della ghigliottina di Robespierre, così come era feroce l’impiccagione della reazione, dalla “ennui” (noia ma anche noia della vita in francese) che fu una predominante del secolo, che si credeva causata dai “vapori” (un concetto medico dell’epoca) e che era una sorta di indefinibile e languida nevrosi.

Mozart senza dubbio aveva una sua spiritualità cristiana che però non rientrava nei rigidi schemi di quella del padre. Aderì alla massoneria che allora difendeva ideali progressisti.

Dalla collaborazione artistica con Lorenzo da Ponte nacquero le Opere italiane di Mozart.

L’Aria “Signor Contino il chitarrino le suonerò” ne “Le nozze di Figaro” e tutta la trama contiene una carica eversiva che non piacque all’aristocrazia viennese.

Il personaggio di Cherubino nella stessa Opera è un adolescente innamorato (famosa la sua Aria “Voi che sapete che cosa è amore”) e perciò interpretato da un soprano (donna).

Il “Don Giovanni” è universalmente riconosciuta come una delle più grandi opere artistiche al mondo, tra le sue celebri Arie “Madamina il catalogo è questo”, “Vorrei e non vorrei”, “Quel che a lei piace vita mi rende” e il finale.

L’ultima opera di Mozart fu “Il flauto magico” il cui librettista non fu Lorenzo Da Ponte, cantata in tedesco, incredibilmente moderna e quasi sperimentale.

Mozart, che ebbe l’occasione di sentir suonare un Beethoven quindicenne e di apprezzare il suo talento, aprì la strada alla grande musica Classica del XIX secolo.

Splendida la Sinfonia per flauto ed arpa con un secondo movimento sublime, quella per oboe, quella per clarinetto, i brani per fagotto, le sinfonie Linz e Jupiter, il piano Concerto 21, L’Adagio per flauto KV285 così profondo e introspettivo, la misteriosa Fantasia K397 per pianoforte che senza dubbio Mozart compose in un momento particolare della sua esistenza e in cui fa un uso sorprendente delle pause ma anche i brani più gioiosi, elegantissimi e raffinati come i Minuetti e le Danze tedesche o le Arie più dolcemente meste come “Vorrei spiegarvi O Dio” o “Soave sia il vento” – solo per citare alcuni capolavori mozartiani tralasciandone moltissimi altri.

Ma nonostante il suo grande lavoro Mozart non riuscì ad affermarsi e anzi precipitò in una estrema povertà, dovette vendere tutti i suoi mobili tra cui anche l’amato biliardo che era il suo hobby.

Non aveva neppure i talleri per comprare il carbone, allora indispensabile per riscaldare la casa e riuscivano a mangiare lui, la moglie e i due figli solo grazie ai prestiti di due cari amici

Già dall’autunno del 1790 la sua salute iniziò rapidamente a declinare probabilmente a causa dell’indigenza.

Ammalato ricevette un giorno una misteriosa visita. Un gentiluomo, vestito di grigio, lo incaricò di comporre un Requiem ma non volendo rivelare per chi. 

Mozart arrivò a pensare che il misterioso gentiluomo fosse un emissario dell’aldilà e che il Requiem fosse per lui stesso. In realtà il gentiluomo era il segretario di un aristocratico, dilettante di musica, che aveva perduto la moglie e che voleva usare il Requiem facendolo passare per una propria composizione.

Mozart lavorò gli ultimi mesi della sua vita incessantemente al bellissimo Requiem. Rimase incompiuto e venne terminato da Franz Xaver Süssmayr, un musicista amico di Mozart e sembra amante della moglie di lui. Nell’ultima lettera di Mozart alla moglie si legge la frase “Con S. fa quel che vuoi”.

Esiste anche una bellissima, ultima lettera di Mozart a Lorenzo da Ponte, scritta in italiano, che secondo vari storici sarebbe un apocrifo (l’originale sarebbe andato perduto e quindi non si può verificare la calligrafia).

In questa lettera spira una consapevolezza, priva di superbia, del proprio talento nonché una accettazione, seppure con una sommessa dolorosa sfumatura, della propria imminente fine. 

E tuttavia anche in mancanza di prove storiche il timbro di questa lettera, che è in sintonia con quello di alcune composizioni del musicista, la rende plausibilmente autentica.

Non si sa di che cosa morì Mozart nel 1791 a 35 anni perché il referto del suo medico contiene solo la parola “febbre”. Per lungo tempo ha avuto successo una leggenda nera e cioè che l’invidioso Salieri avrebbe avvelenato Mozart e che anzi, anziano ed ammalato, avrebbe confessato il delitto prima di morire.

Questa leggenda è stata sconfessata dagli storici perché si sostiene che Salieri non avrebbe avuto alcun motivo di eliminare il suo rivale visto che lui era l’apice del successo e Mozart era in miseria tuttavia si sottovaluta il fatto che esistono prove certe della loro rivalità. Salieri potrebbe essere stato patologicamente invidioso di Mozart al di là del fatto che il secondo fosse nei guai.

Sembra che Mozart possa essere realmente deceduto a causa di un avvelenamento da mercurio ma forse dovuto alle empiriche quantità che allora i medici prescrivevano.

Ma esiste anche un’altra ipotesi recente sulla morte di Mozart la quale scagionerebbe del tutto Salieri.

Sembra ma non è provato che Mozart, seppur malato, potrebbe essere stato aggredito in strada da Franz Hofdemel, impiegato, suo conoscente nonché suo creditore. Mozart morì all’una di notte del 5 dicembre 1791 e il giorno dopo l’ignobile Franz Hofdemel sfregiò sul viso la moglie Magdalena, che era in stato interessante e che era un’allieva di pianoforte di Mozart. Dopo si suicidò.

Potrebbe essere stata una folle gelosia la causa della morte di Mozart ?

Il caso rimane aperto.

Mozart ebbe un funerale di terza categoria, il più economico, in un giorno di grande pioggia a Vienna e venne sepolto in una fossa comune che non è stata mai identificata.

Il film hollywoodiano di Milos Forman, “Amadeus”, del 1984 è a mio avviso un’opera (non entro in merito alle sue qualità cinematografiche) che presenta un Mozart completamente inventato se non irrispettoso, caricaturale e buffoncello.

Nello stesso anno Pupi Avati ha realizzato un film molto carino su Mozart adolescente “Noi tre”.

Il ‘luogo’ migliore dove cercare il vero Mozart è nella sua musica immortale.

Bibliografia:

Wolfgang Hildesheimer Mozart 

Peter Gay Mozart (Penguin book UK)

Wolfgang Amadeus Mozart Lettere

Wolfgang Amadeus Mozart Lettere alla cugina

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