“Il giovane senza nome”. Capitolo 37.

“Il giovane senza nome”. Cap. 37

In esclusiva per GayRoma.it il romanzo di Lavinia Capogna ©

A mia madre

Capitolo 37

Quando Gabriel si svegliò aveva un forte mal di testa. A fatica si ricordò che la sera prima per festeggiare l’arrivo alla dimora di Gutierrez si era bevuto molto. Soprattutto Gualtiero aveva ecceduto con l’ottimo vino di Violante. Agnolo si era rifiutato di unirsi ai commensali e Gualtiero aveva detto che quel bifolco era insopportabile. Nella sua vita Gabriel era stato parco nel cibo e sobrio nel vino, restio dal sentenziare e saggio nell’amore . Tuttavia la sera precedente anche lui aveva bevuto troppo.

Alla cena non aveva partecipato alcuna donna. Violante era rimasta in camera sua e Judith era andata ad assistere Messer Giovanni.

Gabriel aprì la finestra per respirare l’aria chiarissima dell’alba. Provò una gran nostalgia dell’ Elvezia e della sua vallata su cui regnavano quieti gli eterni ghiacciai. Non ricordava se era il giorno di Marte o quello di Mercurio. Sorridendo uscì dalla sua stanza verde, mosse un passo e nella penombra del corridoio vide Violante ed Agnolo abbracciati che si accomiatavano e poi il giovane che entrava nella sua camera rossa. Atterrito Gabriel trattenne il respiro e tornò in camera sua.

Si appoggiò ad un mobile e mormorò:

“Non sta a me giudicare” e barcollando si lavò il viso nel catino.

Poco dopo entrò in cucina. Cecilia, la cuoca, stava spennando un pollo e restò sorpresa di vedere il medico.

“Avete fame ?”

“Sì, Cecilia, ho una gran fame stamani”

“Vi servo subito” disse la ragazza e lasciando il pollo e prendendo del latte e del pane.

“Il malato guarirà ?” chiese mentre Gabriel mangiava con appetito.

“Spero vivamente di sì. Non mi pare che abbia una malattia perniciosa. Forse è solo esausto”

“Di che cosa ?”

“Non so davvero. E’ solo una mia idea e può essere errata” 

“Sarà stanco di vivere !” esclamò Cecilia.

“Perché dovrebbe esserlo ?” chiese Gabriel interessato a quella ipotesi.

“Che gusto c’è a vivere ? Credete che io sia lieta di cucinare tutto il giorno ? A noi servitori nessuno ci vede, siamo invisibili”

“Vi comprendo”

“Non mi riferisco a voi, Signore, voi siete diverso e garbato anche con gli umili ma il pittore…”

“Il pittore ?” chiese Gabriel.

“Non vede proprio alcuna fanciulla e gli piace ingannarle, far credere che si è invaghito e poi ridere di loro !”

Gabriel pensò che qualcosa doveva essere accaduto nella dimora: Amore sembrava aver fatto un incantesimo a tutti o quasi tutti gli abitanti della casa. Solo Gutierrez sembrava immune dai dardi dell’incauto bambino bendato che colpisce a tradimento e che ha troppo frecce nella sua faretra.

“Sì, a volte Gualtiero è sciocco ” disse serio Gabriel.

“Conoscete un rimedio al mal d’amore?” chiese Cecilia.

“No. Se lo conoscessi sarei ben fortunato e ricco !”

“La mia padrona, Madonna Violante, ha tanti amanti ma lei non sa cosa sia l’amore come lo so io” disse Cecilia che aveva ripreso a spennare il pollo.

Gabriel arrossì.

Bruno entrò, aveva un’aria solenne e trafelata interrompendoli:

“Il Signor Miguel è giunto!” annunciò e Gabriel, Cecilia, Clareno e Caterina corsero al cancello dove Valdo si stava inchinando ad un giovane uomo vestito di blu e d’argento. 

“Ma è un angelo!” esclamò Cecilia.

Gabriel quasi non credette ai suoi occhi quando il giovane scese da cavallo e con gioia li salutò. Era simile a Messer Giovanni solo che era bruno anziché biondo. 

Gabriel pensò che non si sarebbe dovuto attardare quel mattino ma correre da Judith.

Anche Gutierrez era uscito dalla casa e con grande contentezza salutava Miguel, gli presentò Gabriel di cui il musico aveva sentito tanto parlare. Tutti lodarono il vestito. Nessuno aveva mai visto tanto sfarzo e tanta bellezza e Miguel si mostrava con vanità al piccolo pubblico. Solo un giovane era restato sulla soglia della dimora, cupamente osservava la scena festosa. Miguel lo vide e si chiese perché quello sconosciuto era tanto imbronciato e anzi aveva un aspetto guerresco ed ostile.

I servitori amarono subito Miguel e provarono sollievo all’idea che non più Violante ma lui sarebbe stato il loro padrone, pregustavano già nel mattino odoroso la felicità perpetua della buona amministrazione di Miguel quasi che fosse già incominciata. Sia Caterina che Cecilia obliarono subito il pittore e si invaghirono del musico. Solo che Caterina era rosa dal tormento d’esser stata costretta ad ubbidire a Violante ed essere andata da Agnolo a far da messaggero. Sperava che l’attrazione di Violante fosse passeggera e già conclusa. E forse lo era giacché Agnolo era d’umor nero.

In verità Agnolo era di quell’umore per via dell’arrivo di Miguel. Era stato felice con Violante e ora era giunto quel presuntuoso, altero buffone, quel ricco favorito, quell’ozioso musico, quel ladro a rubargli la sua diletta Violante.

Da molto tempo Agnolo non aveva provato più odio ma quella mattina risuonò nel suo cuore, come un malevolo ospite pronto alla guerra.

Miguel raggiunse il giovane cupo e con riguardo lo salutò. Agnolo lo fissò.

Miguel si confuse “Che cosa gli ho fatto di male ?” si chiese.

“Il mio nome è Agnolo” disse il giovane sfrontato.

“Venite Miguel” li interruppe Gabriel invitando il musico a varcare la dimora.

“Ieri abbiamo avuto un…miracolo..Messer Giovanni è qui” disse il medico.

“Colui che salvò Vereda ?”

“Sì, proprio lui”

“Che desiderio sento di rendere la mia gratitudine a quel Messere !” disse Miguel.

“Credo che stia ancora dormendo…era assai sfinito”

Caterina era corsa da Violante per raccontarle ogni cosa. 

Violante era in attesa di posare per il ritratto e Gualtiero stava mescolando le terre dei colori.

“Sarete lieta, Madonna Violante, che il bel spagnolo è giunto !” esclamò Gualtiero. 

“Ne sono molto lieta, Gualtiero” mentì Violante.

“Ho sentito dire che le sue ricchezze sono incomparabili” Violante non rispose.

Nel frattempo Judith stava dolcemente passando un fazzoletto di tela imbevuto di acqua rosata sui polsi e sulla fronte di Giovanni che giaceva nel suo misterioso sonno. La gioia di Judith nell’aver ritrovato il suo dilettissimo sposo era troppo grande.

Non sapeva dirla, né pensarla: poteva solo viverla. 

Non aveva dormito neppure un attimo per vegliare Giovanni e aspettava con impazienza senza eguali che si risvegliasse. Aveva pregato intensamente, lodato Gesù Cristo che le avevano concesso la grazia di ritrovare Giovanni. Era colma di gratitudine per Gutierrez che con tanta abilità l’aveva convinta a lasciar la locanda dove consumava il suo dolore. Era grata a Gabriel che si prodigava per l’ammalato e a Violante che aveva ordinato che il dormiente avesse ogni agio. Era ansiosa di conoscere la storia di Giovanni: come era riuscito ad uscire di prigione ? Dove era stato tutto quel tempo ? 

Il dolore che aveva imprigionato Judith come una rete malefica era svanito. L’aria del mattino entrava dalla finestra. Il Sole era alto quando Judith udì la voce irata di Gualtiero che a passi veloci stava passando nel vasto corridoio:

“Nessuno mi ha mai fatto codesto affronto ! Lascerò la dimora !”

“Ma ragiona, amico…” diceva una voce in cui a Judith parve di riconoscere quella del medico.

Violante non voleva più posare per il ritratto. 

Aveva avuto una simpatia per Gualtiero ma avendo saputo che egli aveva corteggiato Cecilia ne era stata gelosa.

“É cattiva e dura di cuore. Che Dio assista Miguel che corre a rapidi passi verso la sventura !” disse Gualtiero.

Inutilmente Gabriel tentò di trattenere il pittore. In preda alla rabbia e all’offesa Gualtiero lasciò la dimora. Gabriel lo vide allontanarsi su un cavallo pezzato lanciato al galoppo.

Nel salone Miguel e Gutierrez conversavano amabilmente quando Caterina entrò e facendo un inchino mormorò che Violante non stava bene e che non avrebbe potuto ricevere il Signore Miguel da Toledo per quel giorno. Miguel mutò colore, divenne rosso, poi bianco in viso, sentimenti confusi, smarrimento si avvicendarono nel suo animo, chiese notizie ma la dama di compagnia di Violante non disse una parola in più. 

Gutierrez rifletteva. Pensava assai velocemente e concluse che Violante forse era emozionata dall’arrivo di Miguel.

“Le donne sono creature delicate, Miguel, dobbiamo sempre comprenderle” disse al cognato.

“Nessuno più di me vuol comprendere Violante !”

“A volte sono misteriose. Rispettala sempre e sii devoto” lo ammonì Gutierrez.

Miguel si alzò dalla seggiola preoccupato e dispiaciuto.

Agnolo era andato a passeggiare in preda a mille pensieri. Che fare ? Uccidere Miguel oppure uccidersi ? Rifiutare l’amore di Violante o correre da lei ?

Tra queste quattro cose Agnolo scelse l’ultima e fu l’unica persona che poté entrare nella camera di Violante.

INDICE:

CAPITOLO 1

CAPITOLO 2

CAPITOLO 3

CAPITOLO 4

CAPITOLO 5

CAPITOLO 6

CAPITOLO 7

CAPITOLO 8

CAPITOLO 9

CAPITOLO 10

CAPITOLO 11

CAPITOLO 12

CAPITOLO 13

CAPITOLO 14

CAPITOLO 15

CAPITOLO 16

CAPITOLO 17

CAPITOLO 18

CAPITOLO 19

CAPITOLO 20

CAPITOLO 21

CAPITOLO 22

CAPITOLO 23

CAPITOLO 24

CAPITOLO 25

CAPITOLO 26

CAPITOLO 27

CAPITOLO 28

CAPITOLO 29

CAPITOLO 30

CAPITOLO 31

CAPITOLO 32

CAPITOLO 33

CAPITOLO 34

CAPITOLO 35

CAPITOLO 36

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