“Il giovane senza nome”. Capitolo 39.

“Il giovane senza nome”. Cap. 39

In esclusiva per GayRoma.it il romanzo di Lavinia Capogna ©

A mia madre

Capitolo 39

Judith raccontava una fiaba a Giovanni, le piaceva dilungarsi nei particolari più belli, le era dolce immaginare che l’ascoltasse e che potesse sentire la sua voce. Giovanni dormiva un sonno sereno, tranquillo. Il volto era disteso, gli occhi chiusi. L’aria tiepida entrava dalla bella finestra insieme al mistero della notte e alla luce scintillante della Luna che osservava il dormiente e la fanciulla bruna e udiva la sua fiaba. Le stelle, silenti, ascoltavano e si commuovevano a quell’azione umana, intrisa d’amore, di speranza, di attesa. Più umane delle genti piangevano a loro modo.

La Morte era in piedi a braccia conserte. Che cosa provasse non è dato di sapere.

In quali terre sconosciute ai più audaci viaggiatori stava vagando Giovanni? Erano terre colme di fiori o brulle? Deserti rossi o verdissimi boschi? Erano invisibili o visibili? Chi incontrava? Quali misteriosi abitanti abitavano le terre ricche o desolate in cui errava la fanciulla-fanciullo? Udiva la voce di Judith? E quella voce amata rinfrancava Giovanni e lo induceva a tornare per sentieri ignoti, per vie traverse, per strette porte e grandi spazi?

Nel frattempo Clareno e Bruno, assai di malavoglia, si stavano vestendo per eseguire l’ordine di Violante. Tutti e due ne avevano vergogna. Cacciare via, di forza, la fanciulla e il suo sposo che dormiva d’un sonno magico sembrava loro una crudeltà ma non osavano dirselo. Giudicare i comandi di Violante non sfiorava le loro menti anche se Clareno aveva lo stomaco in subbuglio e Bruno mal di testa.

Con riluttanza i due servitori attraversarono l’ampia sala per recarsi nel corridoio dove vi erano le colorate camere degli ospiti. Bruno reggeva la torcia. Clareno lo seguiva, a testa bassa.

“Siete già svegli ?” domandò una sonora voce maschile nel buio.

Clareno e Bruno sussultarono dalla paura, Bruno girò la torcia per illuminare l’oscurità da dove era giunta la voce. Videro Gutierrez ma parve loro uno spettro.

“Chi siete?” chiese scioccamente Clareno.

“Amico, non mi riconosci? Sono Francisco Gutierrez e questa notte insonne mi fa vagare in questa sala come un matto che attende solo il sorgere del Sole” 

Bruno e Clareno si inchinarono al poeta. ‘

“Voi piuttosto dove state andando?” “In giardino” rispose Bruno.

“Al paese” disse nello stesso istante Clareno.

Gutierrez si impensierì. Ebbe subito il sospetto che i due servitori dovessero eseguire qualche ordine di Violante e che questo riguardasse Miguel verso cui lei manifestava chiaro dispregio.

Forse dovevano picchiarlo o minacciarlo ?

Con energia Gutierrez raggiunse i due e in breve seppe tutta la verità. Era facile per Gutierrez far parlare la gente, era molto convincente, conosceva il mondo, aveva viaggiato, intuiva la natura delle persone.

Appena seppe che Clareno e Bruno avrebbero dovuto cacciare Judith e Giovanni divenne furibondo e disse:

“Non vanno eseguiti gli ordini infami !”

“Signore, la nostra padrona si infurierebbe con noi se non ubbidissimo” rispose impallidendo Bruno.

“Messer Giovanni è malato e Judith è una cara creatura che rende pace a chiunque con la sua purezza di cuore” disse Gutierrez.

“La Signora caccerebbe via noi se….” mormorò Clareno.

“E allora riferite a Violante che io, Francisco Gutierrez, vi ho impedito con la forza di eseguire il suo ordine. Su di me ricada tutta la responsabilità !”

I due servitori tirarono un sospiro di sollievo. Si inchinarono e lieti rientrarono nella loro misera stanza.

Gutierrez agitato, al colmo del furore, con un acuto dolore all’imbocco dello stomaco, pensò a quanto iniquo fosse stato l’ordine di Violante e a quanto dolore avrebbe arrecato una sposa come lei se in quel giorno, che era già nato, sarebbe diventata la fidanzata e poi la sposa del diletto Miguel. Con quanta facilità avrebbe comandato quel giovane vulnerabile! Con quanta prevaricazione avrebbe dominato il suo delicato cuore ! Con questi foschi pensieri di Gutierrez l’alba si riversò nella dimora. Cecilia si alzò senza alcuna voglia dal suo pagliericcio e si recò a riavvivar le braci del caminetto in cucina. Clareno e Bruno aprirono le finestre della sala da cui Gutierrez se ne era andato per passeggiare in giardino e godere del primo Sole dopo tanta funesta notte.

Quando Caterina riferì a Violante che il poeta spagnolo aveva impedito con la forza a Clareno e Bruno di cacciar via le due fanciulle Violante si arrabbiò molto.

“Quel Gutierrez è molto amico di tuo padre” osservò Agnolo con calma, cercando di placare l’ira della sua amante.

“Non mi importa, io non voglio quelle due fanciulle nella mia dimora !”

Agnolo non sapeva che Giovanni era quel Messer Jeahn, suo beneamato compagno di cella e di Judith a cui lui doveva parte della sua rinascita. Tuttavia trovava eccessiva Violante e non comprendeva come potesse importarle se in una stanza della sua grande dimora abitavano due fanciulle sconosciute. Se tra loro vi era amore era di scarso interesse per Agnolo. 

Durante la notte Agnolo aveva bussato alla porta di Violante e agitato le aveva domandato che cosa avesse intenzione di fare l’indomani. Violante non era stata chiara e aveva risposto che avrebbe agito sull’ispirazione del momento. Agnolo, confuso, aveva compreso che doveva attendere il verdetto e che Violante era più implacabile che qualunque giudice.

A mezzogiorno si ritrovarono per caso quasi tutti nel giardino. Miguel pizzicava il liuto e cantava a voce bassa una canzone d’amore. Gutierrez e Gabriel parlavano di Giovanni. Agnolo raccoglieva fiori da donare a Violante. Clareno e Bruno si bagnavano nel laghetto per vincere il caldo. Matteo invece era chiuso nella sua camera e nessuno lo aveva visto quel mattino

“Temo che Giovanni non sopravviverà” disse il medico al poeta. 

La voce di Gabriel era di una tristezza infinita.

“Ma che cosa può essergli accaduto ?” chiese Gutierrez.

“Non ho idea ma qualcosa ha spezzato la sua giovinezza”

“Non avrei dovuto abbandonarlo !” esclamò Gutierrez.

“Amico diletto, quando tu, Vereda e Meo siete partiti il nostro Giovanni era in ottima salute. Io trascorsi giorni molto lieti con lui e con Beatrix. Non era ammalato. E a Bologna era sano quando incontrò Judith”

Gutierrez sospirò.

“Ma tra i tuoi rimedi, Gabriel, non vi è proprio nulla che possa salvarlo ?”

“Nulla”

Gutierrez pianse.

Clareno e Bruno erano increduli: non avevano mai visto piangere un uomo.

In casa si preparava un fidanzamento ma in verità sembrava che ci sarebbe stato presto un funerale.

” Che inganno questo Sole !” esclamò dentro di sé Gutierrez “Ci fa credere che dolce sia la vita sotto il Sole ed invece…”

Miguel seguitava a cantare con la sua bella voce in spagnolo ma a gran voce adesso e Violante, uditolo, si affacciò alla finestra. Sembrava felice. I capelli ben pettinati, gli occhi azzurri, indossava un abito ricamato giallo e marrone. Agnolo le sorrise. Miguel le sorrise. Gutierrez e Gabriel non la videro. Agnolo, con in braccio molti fiori vivaci, li raggiunse.

“Oggi è un giorno straordinario e solo Dio conosce il suo epilogo. Prima di ciò Messeri voglio chiedervi perdono per il male che vi feci quand’ero soldato di Antoniazzo

“Non preoccupatevi, Agnolo” mormorò Gutierrez.

“So bene di aver agito male”

“Nessuno è innocente”

“Ma io lo sono meno degli altri”

“State sereno” disse Gutierrez.

Agnolo sorrise e corse dentro casa. Desiderava donare quei fiori a Violante ma Caterina fermò la sua corsa.

“Violante sta recandosi nello studio del Signor Matteo”

“Perché ?”

“Il Signore desidera parlare con sua figlia” 

Agnolo indietreggiò.

Matteo l’Alchimista era esausto e arrabbiato per il comportamento scortese della figlia, oppresso da un segreto, aveva ordinato a Violante di venire nel suo studiolo per un colloquio: Violante entrò in quel luogo polveroso dove suo padre, raramente di passaggio nella dimora, soleva entrare. Vi erano molti libri accatastati, ampolle abbandonate su un panno, pergamene arrotolate e una carta geografica, dipinta da Matteo stesso, anni addietro. 

Violante si inchinò leggermente al padre. Egli la baciò sulla fronte.

“Che straordinaria somiglianza! Possibile che nessuno si avveda che a parte il colore degli occhi le mie due figlie sono uguali ?” pensò l’alchimista. 

“Che cosa desiderate, Padre?” domandò Violante.

“Figlia amatissima, oggi il tuo destino si compirà, ben capisco quanti sospiri possano esserci in una fanciulla quando si fidanza e apprezzo molto la tua scelta” Violante chinò la testa in segno di rispetto.

“É giunto il tempo, Violante, ormai di rivelarti due cose che non sai. Presto sarai sposata, avrai molti figli, la vita lieta in questa dimora sarà un ricordo piacevole ma giunto al fine. Abiterai a Firenze con il tuo sposo Miguel. E’ una città che il mondo intero invidia. Vivrai una vita nuova e a diciotto anni sei abbastanza grande per sapere le due verità che per tanto tempo ho taciuto…” disse Matteo e gli tremò un po’ la voce “tua madre non era una fanciulla straniera, inventai questa cosa per spiegare perché non hai parenti. Ti rivelerò tutta la verità, amatissima figlia e perdonami se per proteggerti ti ho taciuto il vero fino ad oggi”

Violante era incuriosita. Il tono di Matteo era severo e dolce al tempo stesso. Con gran abbondanza di particolari incominciò a narrarle di come sedicenne si fosse innamorato di una donna poco più grande di lui e già sposa. Di come questa donna di nome Dolce fosse di umili origini ma possedesse tutte le qualità che il Cielo può donare ad una donna. Di quanto fosse buona e intelligente e di come se la vita non fosse stata amara avrebbe potuto essere una regina più di tante altre Dame che lo erano davvero. Di come, per quanto infedele al marito, fosse di onestissimi costumi e di come non lei ma lui, Matteo, avesse voluto avvincerla in un amore che il Cielo aveva destinato loro. Poi la vita lo aveva condotto in altre città per meglio apprendere la sua Arte che era la magia alchemica al servizio di Dio e di come un astronomo, a cui aveva raccomandato di aver cura di Dolce, gli aveva un giorno fatto pervenire una lettera il cui contenuto era atroce e bello nel medesimo tempo.

Vi erano scritte due cose, la prima era che Dolce era morta di febbre perniciosa.

Matteo sospirò: sarebbe stata una crudelta raccontare a Violante che invece era morta di parto.

“Ignaro fino ad allora di che cosa fosse appresi che cosa era il dolore ” disse con pudore Matteo.

Violante tacque. Non conosceva il dolore.

L’altra notizia era invece bella: l’astronomo gli aveva scritto che era nata una bella bambina, sana, e aveva promesso di dedicarsi alla sua crescita con ogni affetto. Così Violante era cresciuta nella dimora gialla con una fidatissima nutrice, morta pochi anni prima, i servitori e tutta la gaiezza che può avere una fanciulla. Violante questo lo sapeva, lo aveva vissuto.

L’alchimista si alzò dall’ampia seggiola e si avvicinò alla figlia. Adesso era più complicato raccontare ma ormai.. .anni dopo l’astronomo gli aveva rivelato un ‘ altra cosa: Dolce aveva partorito non una ma due figlie. Violante restò impassibile.

Matteo si appoggiò al tavolo per trovare un sostegno giacché si sentiva debole ed affaticato ma seguitò il racconto: l’astronomo aveva creduto, errando, che il giovanetto si sarebbe arrabbiato sapendosi padre non di una ma di due figlie ed aveva avuto la sconsiderata idea di affidare la seconda figlia ad un suo ricco e sciocco seguace di Padova che con poco senno l’aveva a sua volta affidata ad un sarto ebreo bolognese.

“Un sarto ebreo?”

“Sì, un uomo umile e molto caritatevole che l’ha accudita come fosse. . .sua figlia, un ebreo convertito” rispose Gutierrez.

La sorella di Violante era di eguale bellezza a Violante, continuò Matteo, e un perfido notaio, vecchio e criminale, avrebbe voluto sposarla. Tuttavia il Creatore aveva mandato a Bologna un giovane ben nato e di gran cuore che si era offerto, senza averla mai veduta e senza pretendere alcuna dote, di sposarla.

“Tua sorella cara Violante è Judith, la fanciulla che il poeta Gutierrez ha salvato e portato in questa dimora” annunciò, commosso, Matteo.

Violante sentì un odio ancora maggiore per Judith di quello che già aveva.

“Judith ha uno sposo che è Messer Giovanni” spiegò Matteo.

“Non sapete nulla ? Giovanni non è un uomo ma una fanciulla !” esclamò con sdegno Violante.

Matteo corrugò la fronte.

“La chiesa condanna queste turpi unioni” proseguì Violante.

“Io non sono un uomo di chiesa !” esclamò Matteo con forza “Chi vi ha raccontato queste cose ?” 

Violante non seppe che cosa rispondere: era stato Agnolo che aveva saputo ciò da Antoniazzo.

“Il cuore di Judith appartiene solo a Judith” disse severamente Matteo.

“Voi dovete cacciarle tutte e due!” esclamò con rabbia Violante.

“Ma che dici? Cacciare la mia dilettissima figlia Judith ? Colei che il Cielo mi ha fatto ritrovare in circostanze tanto imprevedibili ?Non vedi, Violante, che in Cielo è stato ordito un buon progetto ?” Violante uscì dalla stanza sbattendo la porta.

INDICE:

CAPITOLO 1

CAPITOLO 2

CAPITOLO 3

CAPITOLO 4

CAPITOLO 5

CAPITOLO 6

CAPITOLO 7

CAPITOLO 8

CAPITOLO 9

CAPITOLO 10

CAPITOLO 11

CAPITOLO 12

CAPITOLO 13

CAPITOLO 14

CAPITOLO 15

CAPITOLO 16

CAPITOLO 17

CAPITOLO 18

CAPITOLO 19

CAPITOLO 20

CAPITOLO 21

CAPITOLO 22

CAPITOLO 23

CAPITOLO 24

CAPITOLO 25

CAPITOLO 26

CAPITOLO 27

CAPITOLO 28

CAPITOLO 29

CAPITOLO 30

CAPITOLO 31

CAPITOLO 32

CAPITOLO 33

CAPITOLO 34

CAPITOLO 35

CAPITOLO 36

CAPITOLO 37

CAPITOLO 38

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