“Il giovane senza nome”. Capitolo 40.

“Il giovane senza nome”. Cap. 40

In esclusiva per GayRoma.it il romanzo di Lavinia Capogna ©

A mia madre

Capitolo 40

Dopo il tumultuoso dialogo con Violante Matteo era andato a bussare nella camera in cui vi erano Judith e Messer Giovanni. Il cuore gli batteva molto forte ma era tempo che la verità avesse la meglio. Judith aprì la porta e Matteo si ritrovò faccia a faccia con l’altra figlia gemella. Restò senza parole. E’ vero che l’aveva spiata dalla finestra quando ,un giorno , l’aveva scorta passeggiare in giardino e l’altezza e il viso erano simili a quelli di Violante. Ma ora che erano vicini Matteo si accorse che vi era negli occhi della fanciulla qualcosa di limpido che non vi era negli occhi di Violante. Era qualcosa di spirituale, di luminoso, di aggraziato che Violante non aveva. Turbato Matteo tentò di mormorare qualche parola ma riuscì solo a dire: “come state, Signora ?”

“Bene, vi ringrazio molto” rispose con modestia Judith che non sapeva chi fosse quell’uomo sui trentacinque anni, con un bel viso e un’aria afflitta.

“Perdonate la mia indiscrezione e se ho osato venire a bussare alla vostra porta”

Judith lo guardò meravigliata.

“Io…vorrei notizie di Messer Giovanni…”

É ancora dormiente ma il dottore mi ha rassicurata” rispose la fanciulla e un nuovo splendore si aggiunse nei suoi occhi.

“Come posso dirle…?” si chiese Matteo “questa figlia diletta sta già vivendo una difficile prova e non posso turbare il suo animo”

“Ne sono lieto” rispose tremando Matteo. Fece un inchino e se ne andò.

“Come è gentile quell’uomo !” pensò Judith chiudendo la porta.

Giovanni era disteso sul letto, immobile. Aveva un abito pulito, tutti i giorni Judith gli detergeva i polsi e la fronte con acqua di fiori. Dolcemente si sedette ai piedi del letto e incominciò a cantare una canzone che conosceva da tempo, era una canzone d’amore scritta dal musico Abele per una fanciulla sconosciuta, le parole erano belle e Judith cantava molto bene.

Judith sentiva che il male del mondo non poteva più toccare lei e Giovanni, né la crudeltà di uomini come Fino o L’Ottuso, né la povertà. Ella sentiva che il tempo del dolore era finito.

Matteo desiderava dire a Judith che era la sorella di Violante, rivelarle che lui era suo padre e raccontarle chi era Dolce. Si ripromise di farlo il giorno dopo.

Quando il giorno cedette al tramonto Clareno illuminò con molte torce l’ampio salone, Gutierrez, Gabriel, Miguel ed Agnolo entrarono e si sedettero in attesa di Violante e di Matteo, Caterina e Cecilia, da dietro una porta, piansero vedendo il triste Miguel e Bruno, titubante, andò a dire al Signore della casa che tutti lo aspettavano come egli aveva ordinato. Ebbe la sorpresa che Matteo gli ordinò di pregare anche Judith di recarsi nel salone.

“Ricorda, Bruno, il mio non è un ordine. E’ una preghiera, desidero che la fanciulla si unisca a noi solo se lo desidera e solo se può lasciare solo il suo diletto sposo” Bruno si inchinò.

“Il Signore della casa vi ordina di recarvi nella sala grande dove sarà celebrato il fidanzamento” riferì Bruno.

Judith si meravigliò, non conosceva questo Signore della casa ma fece ciò che le era stato richiesto.

Agnolo restò di sasso vedendola entrare: che ci faceva Costanza in quel luogo ? 

Miguel si alzò in piedi e si inchinò. Gutierrez sorrise e Gabriel la guardò assai tristemente. Judith inchinò la testa e si sedette. Subito Matteo entrò con Violante sottobraccio. 

“Amati amici, come sapete è il giorno in cui la mia figlia amatissima, Violante, deve celebrare il suo fidanzamento con il giovane Miguel, musicista di gran valore, uomo stimato e valente, cognato del poeta e mio grande amico Francisco Gutierrez. Sono lieto che Dio mi abbia concesso di vedere questo giorno” disse Matteo.

“Dunque quell’uomo è il padre di Violante” pensò Judith.

“Ho pregato anche la diletta Judith di essere con noi, la sua presenza mi rende immensamente felice” disse Matteo “vorrei che fosse qui anche Messer Giovanni, suo sposo, amico carissimo della mia amatissima sposa Isabella ma voi sapete che un sonno misterioso lo avvince anche se ben presto egli rallegrerà il nostro convivio con la sua amata presenza”

Judith si commosse.

Gabriel invece guardò pensieroso il bel pavimento colorato. 

Violante guardò Agnolo che ricambiò lo sguardo. Miguel non notò nulla, assorto. Gutierrez ascoltava attentamente Matteo. I servitori spiavano la scena e si davano gomitate per vedere meglio. Cecilia aveva preparato una cena sontuosa: vi erano arrosti già pronti, verdure di ogni tipo, dolci con mandorle e fiori. Vi erano uccelli e cacciagione, pesci di fiume e di lago, il tutto decorato con grande arte. Cecilia era sfinita ma orgogliosa. Il vino migliore che si trovasse in nord Italia era pronto negli otri e nelle caraffe.

“Amati amici, è ora di abbandonare ogni indugio, è ora di lasciarsi andare alla letizia e alla gioia e che la Fortuna sia amica di Violante e Miguel, che li guidi nei sentieri impervi della vita, che il cielo conceda loro salute e molti figlioli. Che oggi sia il giorno in cui Amore trionfi !” Tutti si levarono in piedi e lanciarono alte grida di giubilo, eccetto Violante e Judith.

Miguel entusiasta aveva lasciato la melanconia e guardava Violante con ammirazione anche se era turbato dalla sua evidente rassomiglianza con Judith.

“Figlia amatissima Violante” disse Matteo “dimmi per ora e per sempre se desideri come tuo fidanzato e ben presto tuo sposo Miguel da Toledo ?”

Violante guardò il musico e disse: “No, non lo voglio”

“Ma avresti dovuto dirlo prima, adesso non hai tempo !” esclamò spazientito Matteo.

Allora Violante si alzò e con violenza gettò a terra la clessidra che era sul camino: il vetro si spaccò e la sabbia gialla rotolò sul pavimento colorato.

Gutierrez si sollevò e quasi incredulo guardò Violante. Miguel era spaventato dalla sua ira. Gabriel sentì ciò come un sacrilegio. Agnolo rise dentro di sé. I servitori fuggirono dal corridoio.

“Tu sei la figlia prediletta da mio padre, tu sei venuta qui per rubare ogni cosa, tu cresciuta da un misero sarto ebreo !” gridò Violante a Judith.

Judith comprese immediatamente, il viso divenne bianchissimo. Gabriel la raggiunse e la sostenne per la schiena, lievemente.

“Mio padre è quell’uomo ?” si chiese sconvolta.

“Ma che accade ?” gridò Matteo fuori di sé.

Dei gran rumori provenivano dal corridoio e voci, passi concitati e grida. Clareno entrò con una torcia e disse turbato:

“Signore, vostra moglie è arrivata da Napoli”

Isabella insieme a Federico entrò nel salone. Indossava un abito da viaggio chiaro, i capelli erano rossi e ben legati in una reticella, l’aria felice. Con passo sicuro raggiunse il marito e lo baciò sulla fronte. Matteo la guardò ed Isabella vide nel suo sguardo che cose inaudite erano accadute. Salutò per primo Gutierrez, poi Miguel che non conosceva, poi Gabriel L’Alemanno, infine guardò Violante e Judith .

“Qual è tua figlia ?’ chiese con semplicità a Matteo.

“Violante e Judith sono le mie figlie” rispose Matteo.

Isabella aveva più vicina Judith e la baciò sulla fronte. Poi fece per raggiungere Violante ma Violante si scansò. Isabella tacque. Solo allora vide Agnolo.

Agnolo si gettò a terra ed implorò il perdono riconoscendo la Madre superiora delle Pie Dame.

“Ma il mondo si è rovesciato !” esclamò tra sé e sé Isabella.

Intanto Federico supplicava Matteo di perdonarlo se aveva confessato tutto ad Isabella.

“Siete perdonato, Federico, ne parleremo più tardi” rispose l’alchimista. Era felice dell’arrivo inatteso di sua moglie. Sapeva che aveva ben curato le suore del convento delle Pie Dame e che conosceva meglio di lui i misteriosi cuori delle fanciulle.

In fretta Matteo raccontò che cosa era accaduto. Isabella vide la clessidra rotta ma non domandò il perché.

“É chiarissimo, amato Matteo, che Violante ama un altro uomo” disse infine.

Tutti tacquero.

“Non ci si può opporre ad Amore se non creando grandi sventure” continuò Isabella guardando attentamente Matteo.

“Che cosa debbo fare, amata Isabella ?” 

“Per Miguel una sposa che non lo ama sarebbe una sfortuna. Per Violante amare chi non ama sarebbe un male, sia dunque Violante a dire ora e per sempre chi vuole come fidanzato e presto sposo davanti a Dio”

Violante attese qualche momento. Agnolo sentì che sarebbe morto se Violante avesse cangiato idea. Miguel, piangente, era ormai come assente e non sperava più in nulla. Judith era profondamente turbata non dai volubili sentimenti di Violante ma dalla rivelazione, fatta nel peggiore dei modi, che lei fosse figlia di Matteo e di Isabella e che Violante fosse sua sorella. Credeva che Isabella fosse la loro madre. Gabriel sedeva vicino a lei, stanchissimo e sconcertato da tutto ciò che era accaduto nella vasta sala.

“Voglio Agnolo” disse finalmente Violante.

Matteo lasciò subito la sala seguito da Federico supplicante.

“Che Dio vi conceda sempre il bene” disse Isabella e presa Violante per mano la condusse da Agnolo. Agnolo, tremante, prese la mano della fanciulla e si fidanzarono.

Miguel allora si alzò e si avvicinò ai due amanti.

“Siate felici ” disse sinceramente.

Tutti, eccetto le donne, gridarono.

I servitori entrarono nella sala con i musici chiamati per l’evento. Una musica allegra risuonò nella sala ancora colma di tanti sentimenti contrastanti: la gioia, il dolore, la serenità, il dubbio, la rabbia, la meraviglia scorrevano sull’alto soffitto insieme alle note dei musici, confondendosi con loro.

INDICE:

CAPITOLO 1

CAPITOLO 2

CAPITOLO 3

CAPITOLO 4

CAPITOLO 5

CAPITOLO 6

CAPITOLO 7

CAPITOLO 8

CAPITOLO 9

CAPITOLO 10

CAPITOLO 11

CAPITOLO 12

CAPITOLO 13

CAPITOLO 14

CAPITOLO 15

CAPITOLO 16

CAPITOLO 17

CAPITOLO 18

CAPITOLO 19

CAPITOLO 20

CAPITOLO 21

CAPITOLO 22

CAPITOLO 23

CAPITOLO 24

CAPITOLO 25

CAPITOLO 26

CAPITOLO 27

CAPITOLO 28

CAPITOLO 29

CAPITOLO 30

CAPITOLO 31

CAPITOLO 32

CAPITOLO 33

CAPITOLO 34

CAPITOLO 35

CAPITOLO 36

CAPITOLO 37

CAPITOLO 38

CAPITOLO 39

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