“Il giovane senza nome”. Capitolo 41.

“Il giovane senza nome”. Cap. 41

In esclusiva per GayRoma.it il romanzo di Lavinia Capogna ©

A mia madre

Capitolo 41

La sera stessa, a tarda ora, Gutierrez e Miguel decisero di partire alla volta di Firenze. Miguel desiderava solo ritrovare Vereda che aveva sempre dubitato di Violante e che aveva giudicato fredde le lettere che aveva mandato al fratello. Gutierrez desiderava avere pace. Era furioso che Violante avesse trattato Miguel come uno sciocco, che avesse scelto Agnolo al posto di Miguel e che lo avesse detto solo quel giorno. Miguel non era geloso di Agnolo era solo esausto.

Gutierrez non volle salutare Violante ma si recò da Judith e Giovanni.

“Come sta Giovanni ?”chiese ansioso.

“Come sempre” rispose Judith.

Gutierrez si avvicinò al fanciullo-fanciulla e si ricordò di quando aveva scorto un arciere tremante dopo che Isabella lo aveva fatto cacciare dalla stalla del convento delle Pie Dame. Con tenerezza si chinò su Giovanni e gli baciò la fronte.

“Quando si sveglierà datele, vi prego, questa mia opera” disse porgendo un libro a Judith. 

“Vi ringrazio, lo darò di certo a Giovanni” rispose Judith e aprì il libro e lesse:

La Dama verde

Opera in versi mirabili di Francisco Gutierrez Poeta spagnolo

Dedicato alla nobilissima Dama

Eleonora di Francia,

Sposa del comandante Alfonso Brienne,

Gloria delle Donne istruite e savie Protettrice della Poesia

“Giovanni sarà molto felice” disse Judith. ” 

“Beatrix lo saluta”

“Chi è Beatrix ?”

“E’ il vero nome di Eleonora di Francia , mia amica e mecenate delle mie opere”

“Dirò a Giovanni dei saluti di questa Dama”

“Vi ringrazio” disse Gutierrez e commosso lasciò la camera.

Fu difficile per Isabella placare l’ira di Matteo. Era indignato con Violante, invidiava quei padri severi che obbligavano le figlie a matrimoni non voluti, si pentì d’esser stato tanto consenziente e fiducioso verso quell’ingrata. Isabella sapeva che queste erano solo parole vane, attese che la furia passasse e poi dolcemente ricondusse il marito alla ragione. Gli ricordò quanto male aveva fatto loro Tommaso Corriventi opprimendo l’Amore. Si disse lieta che Agnolo non fosse più un soldataccio di Antoniazzo ma un uomo con intelletto. Si chiese per quale misteriose vie potesse essere accaduto questo miracolo.

“Non mi perdonerai mai d’aver amato Dolce’ disse Matteo in lacrime.

“Perché mi chiedi di perdonare quello che ho già perdonato ? Come potrei scagliare pietre contro una donna che ti amò e che tu amasti ? Sarebbe un sacrilegio, amato marito”

Infine Matteo andò a dormire. Isabella vide che vi era una torcia accesa che filtrava dalla porta di Judith e Giovanni e delicatamente bussò. Judith le aprì. L’ abbracciò.

“Voi siete mia Madre” mormorò Judith profondamente commossa.

Isabella restò incerta e poi disse: “Sì, lo sono”

Non nominò Dolce che era la vera madre.

“É lei la figlia che ho atteso. Adesso mi è chiaro il perfetto disegno divino” si disse Isabella con profonda commozione.

Parlarono molto e poi Isabella si avvicinò a Giovanni. Che grandi mutamenti si erano operati in lui o lei da quando lo aveva lasciato a Napoli davanti al portone variopinto di Matteo l’Alchimista ! Il viso era sempre bello ma una profonda quiete vi spirava, la melanconia non vi era più.

Permettermi, Io vado in giardino” disse Judith.

Isabella si sedette e pianse a lungo.

La Morte li guardava.

‘Giovanni, perdonate la mia audacia” disse Isabella a voce bassa “ho osato entrare nella camera in cui voi riposate e dove una soave fanciulla vi protegge. Io sono Isabella e solo a voi debbo il mio felicissimo matrimonio con il sempre amato Matteo. A voi io debbo la salvezza che mi ha condotto a questo giorno difficile ma colmo anche di letizia in cui ho ritrovato voi e una figlia.

Io conosco il vostro cuore, fanciullo o fanciulla. I nomi sono solo nomi, Giovanni, e solo il Padre conosce i nostri veri nomi. Tornate nel nostro mondo, nel nostro mondo in cui vi è sofferenza ma anche amore, dove le ferite del corpo e dell’anima si curano del tutto o quasi con la tenerezza e la comprensione. Non abbiate timore di vivere il Tempo che Nostro Signore vi ha donato. Io vedo per voi giorni lieti. Non vagate in terre ignote dove i viventi non debbono andare, non varcate confini che a noi mortali non è dato di conoscere, non indugiate in terre desolate ma tornate nelle verdi terre del nostro mondo dove il Sole sorge per i giusti e per gli ingiusti. Dividete i vostri giorni con Judith, la bella, amata, diletta che il Cielo vi destinò. Tornate fra noi, Giovanni”.

INDICE:

CAPITOLO 1

CAPITOLO 2

CAPITOLO 3

CAPITOLO 4

CAPITOLO 5

CAPITOLO 6

CAPITOLO 7

CAPITOLO 8

CAPITOLO 9

CAPITOLO 10

CAPITOLO 11

CAPITOLO 12

CAPITOLO 13

CAPITOLO 14

CAPITOLO 15

CAPITOLO 16

CAPITOLO 17

CAPITOLO 18

CAPITOLO 19

CAPITOLO 20

CAPITOLO 21

CAPITOLO 22

CAPITOLO 23

CAPITOLO 24

CAPITOLO 25

CAPITOLO 26

CAPITOLO 27

CAPITOLO 28

CAPITOLO 29

CAPITOLO 30

CAPITOLO 31

CAPITOLO 32

CAPITOLO 33

CAPITOLO 34

CAPITOLO 35

CAPITOLO 36

CAPITOLO 37

CAPITOLO 38

CAPITOLO 39

CAPITOLO 40

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