Intervento di Mauro Cioffari (Forum Queer SEL) all’incontro “L’amore non basta. Unione o Matrimonio per le coppie dello stesso?”

Roma, Sabato 26 Novembre 2011, Campidoglio (Sala Gonzaga). Intervento di Mauro Cioffari (Forum Queer SEL) all’incontro “L’amore non basta. Unione o Matrimonio per le coppie dello stesso sesso?”.

Buongiorno, sono Mauro Cioffari del Forum Queer di Sinistra Ecologia Libertà. Il mio intervento sarà dedicato al tema delle Unioni Civili e dei Matrimoni Civili, alla situazione in Europa ed agli ostacoli che impediscono, nel nostro Paese, di dare abito giuridico alle Unioni di Fatto non tutelate dai Matrimoni Civili.

Negli ultimi anni, il Movimento Queer, e non solo, sta spendendo parte delle sue energie nel dibattito tra i fautori delle Unioni Civili e i sostenitori, come il sottoscritto, dei Matrimoni Civili.

Lo stesso confronto sta avvenendo, in queste settimane, all’interno di SEL. Sulla pagina del sito nazionale del nostro Partito compare, da qualche giorno, un documento dal titolo “Diritti Civili, le nostre proposte”.

Le proposte contenute in questo documento, dare priorità ad una proposta di legge sulle Unioni Civili per le persone non eterosessuali piuttosto che parlare di Matrimoni Civili, fanno fare un pericoloso passo indietro a tutti. Prima di tutto a SEL.

Al Congresso fondativo di Firenze, con il quale demmo vita a questa nuova esperienza, le decisioni prese furono altre: “Possibilità per le persone, nel quadro di un effettiva parità di diritti, di scegliere liberamente con chi contrarre matrimonio indipendentemente dal genere dei contraenti”.

Unioni Civili e Matrimoni Civili non sono modelli alternativi ma complementari in una società complessa e articolata come la nostra. Vanno, pertanto, introfotti entrambi, senza ricorrere alla questione dell’opportunità politica e delle alleanze di futuri governi per dare priorità alle prime dimenticando i secondi.

Decidere di anteporre l’approvazione di una legge sulle Unioni Civili al riconoscimento dei Matrimoni Civili, lo dico ai compagni che hanno redatto il documento, è una proposta che è stata portata avanti, e realizzata, in Europa, dalle Destre liberali. Credo che il nostro partito abbia tutte le “carte” e la legittimità politica per fare proposte di Sinistra.

Il diritto, nella maggior parte dei Paesi europei ed extraeuropei, non è rimasto indifferente all’evoluzione dei costumi ed esiste oggi un gran numero di provvedimenti legislativi, in tutto il mondo, che disciplinano le nuove unioni.

Nell’Unione Europea la questione delle Unioni Civili è entrata spesso a far parte di direttive riguardanti uno dei principi cardine dell’UE: “Tutti i cittadini dell’Unione hanno gli stessi diritti, indipendentemente dalla loro origine, nazionalità, condizione sociale, dal loro credo religioso o orientamento sessuale”.

Già dal 1994 la Comunità Europea ha emanato una risoluzione per la parità dei diritti dei gay e delle lesbiche.

Nonostante si tratti ancora di una declaratoria avente un valore eminentemente politico il Parlamento dell’Unione ha ribadito in più occasioni il suo convincimento: nella Raccomandazione del 16/03/2000, nella Risoluzione del 04/09/2003, nella Carta dei Diritti e nel Trattato di Lisbona.

La problematica situazione del riconoscimento giuridico delle coppie de facto sussiste poi se considerata in rapporto agli Accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone e delle merci firmati nel 1990 ed entrati in vigore nel 1995.

Cosa accade ad una coppia di fatto legalmente riconosciuta in uno Stato ma residente in un altro? Soprattutto cosa accade in alcuni aspetti legali come l’eredità o l’adozione?

In Europa, comprendendo anche i Paesi che non fanno parte dell’Unione, il quadro relativo alla legislazione sulle convivenze è oggi molto variegato: i diritti e i doveri, in merito agli oneri della vita comune, dal punto di vista contributivo, assicurativo ed assistenziale, per quel che riguarda il diritto ereditario, il ricongiungimento familiare, il diritto alla genitorialità e all’adozione possono essere identici a quelli riconosciuti alle coppie eterosessuali sposate, come avviene per esempio in Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svezia, lievemente diversi, come avviene in Francia, Germania, Inghilterra, Austria, Irlanda, Islanda, Ungheria, Andorra e Lussemburgo o molto diversi da quelli delle coppie normalmente sposate come nel caso della Svizzera, della Repubblica Ceca, della Croazia o della Slovenia.

Altri Paesi europei – ad oggi Olanda, Belgio, Spagna e Portogallo – oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso per realizzare la parità perfetta tra eterosessuali e omosessuali.

L’Italia non ha attualmente una legislazione per le Unioni Civili.

Dagli anni novanta è aumentato il numero di proposte di legge per disciplinare le Unioni Civili presentate sia alla Camera che al Senato.

Durante il secondo Governo Prodi (maggio 2006 – maggio 2008) è stato discusso alla Camera dei Deputati un disegno di legge di Franco Grillini, che richiamava i Pacs francesi, teso a regolamentare le Unioni anche tra individui dello stesso sesso.

L’8 febbraio 2007 il governo Prodi ha approvato un nuovo disegno di legge che prevedeva i riconoscimenti delle Unioni di Fatto sotto la denominazione di Dico (diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi). Visti i problemi numerici al Senato, ed alcuni problemi di ordine tecnico giuridico, un comitato ristretto della commissione giustizia che aveva come relatore il senatore Cesare Salvi, ha elaborato una nuova proposta di legge sul CUS (contratto di unione solidale).

La caduta del Governo Prodi ha decretato, di fatto, il fallimento della proposta di legge.

La storia delle proposte di Legge sulle Unioni Civili nel nostro Paese, pertanto, non ha avuto lo stesso risultato che si è prodotto nel resto dell’Europa e dell’Unione Europea.

Nel 2010 c’è stata una svolta importante: interpellata in merito alla costituzionalità di alcuni articoli del Codice Civile che, di fatto, a causa della terminologia utilizzata, impediscono il matrimonio tra individui dello stesso genere, la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza nella quale le unioni civili sono chiaramente chiamate in causa.

Dichiarando inammissibile e non fondati i due ricorsi sollevati dal Tribunale di Venezia e dalla Corte di Appello di Trento (fine dei quali era il riconoscimento del matrimonio civile tra individui dello stesso genere) la Consulta ha chiarito alcune questioni legate a tale argomento.

La sentenza in questione identifica nelle Unioni Civili un valido metodo di ampliamento dei diritti delle coppie omosessuali.

Nonostante tali premesse non è comunque chiaro se il legislatore abbia intenzione di occuparsi di tale questione e, in caso affermativo, con quali tempistiche. Manca, di fatto, la volontà politica.

Le responsabilità, che alcuni fanno ricadere esclusivamente sull’influenza delle gerarchie cattolico romane nella vita politica del nostro Paese, a mio avviso sono molto più diffuse.

In Italia la classe politica e dirigente, su questo come su altri importanti argomenti (biotastamento, procreazione assistita, antiproibizionismo, autodeterminazione dei propri corpi), è spesso impreparata, incompetente, governa con i sondaggi alla mano, è scelta dalle segreterie dei partiti e teme, a fine mandato, di non essere riconfermata nelle liste elettorali. Da qui l’esigenza di una riforma della politica e della Legge Elettorale.

Abbiamo una delle Destre peggiori in Europa: una Destra che non è mai stata né antifascista nè laica. Abbiamo, inoltre, una Sinistra, almeno in Parlamento, che ha difficoltà ad affermare e a difendere il principio della laicità e che non riesce a promuovere la difesa dei diritti sociali accanto al riconoscimento dei diritti civili.

Voglio citare, e mi avvio a concludere, un episodio accaduto recentemente ad una Festa di Partito. Durante un’intervista, nell’imbarazzo suo e di chi lo ascoltava, uno dei leader di opposizione, ha dichiarato che il Matrimonio, “così come è previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, è l’unione tra persone di sesso diverso, finalizzata alla procreazione”, aggiungendo poi che, “le organizzazioni serie degli omosessuali non hanno mai chiesto di poter far sposare i gay in Chiesa poiché questa richiesta urta la sensibilità dei cattolici”. La Festa era la Festa de l’Unità. Il politico era Massimo D’Alema.

Un politico preparato non confonderebbe mai la richiesta di Matrimonio Civile di una parte del movimento GLBT con i matrimoni celebrati in Chiesa.

Un politico informato, inoltre, dovrebbe sapere che alcune confessioni religiose, anche cristiane, già celebrano Matrimoni gay in chiesa anche nel paese dove D’Alema è stato Presidente del Consiglio.

Un politico serio non distinguerebbe tra associazioni serie e associazioni non serie.

Un politico europeo non escluderebbe una parte dei cittadini dal riconoscimento di diritti in nome della presunta sensibilità di una confessione religiosa.

L’Art. 29 della Costituzione italiana, ricordiamo ai politici di Destra come ai politici di Sinistra e di Centro, afferma che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.

Vero che la sentenza della Corte Costituzionale (138/2010) chiarisce che i Costituenti si riferivano al matrimonio eterosessuale, ma è tutto da dimostrare che per introdurre il matrimonio gay sia necessaria una legge di rango costituzionale. E comunque la “procreazione come fine del matrimonio” più che un dettato costituzionale sembra un’omelia papale.

A chi ancora oggi ha paura dei diritti civili, alle gay e alle lesbiche che hanno introiettato l’omofobia, ai politici che non sono al servizio dei cittadini ma che hanno abdicato da tempo alla loro funzione, alle gerarchie vaticane che considerano l’omosessualità un peccato piuttosto che un dono di Dio voglio rispondere con le parole di David Cameron, primo ministro inglese, conservatore:

“A chiunque nutra delle riserve sul matrimonio gay dico questo: sì, è una questione di uguaglianza, ma anche di qualcos’altro: di impegno. I conservatori credono nei legami che ci tengono uniti; credono che la società è più forte quando promettiamo di badare l’un l’altro. Ecco perché non sostengo la necessità dei matrimoni gay nonostante sia conservatore, ma li supporto proprio in quanto conservatore”.

L’omofobia, aggiungo io, è la paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali basata sul pregiudizio. Si manifesta in comportamenti violenti, oltraggiosi e lesivi della dignità di chi viene offeso.

Omofobia è anche negare il riconoscimento delle Unioni Civili, negare l’uguaglianza tra cittadini a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, è rifiutarsi di intercettare i bisogni e di approvare una Legge contro la violenza ai danni di persone non eterosessuali (mi riferisco alla proposta di Paola Concia), è anteporre i principi morali professati da una confessione religiosa ai diritti civili e umani, è negare la memoria storica dell’Omocausto.

Ogni volta che qualcuno vota contro un diritto delle persone LGBT si macchia della responsabilità di ogni percossa, discriminazione o maltrattamento che un gay, una lesbica o una persona transessuale subisce per strada, sul lavoro, in famiglia, nella vita. E’ tempo di dare risposte che intercettino i bisogni e le speranze, a partire dai Diritti. Qui ed ora.

Mauro Cioffari

Forum Queer Sinistra Ecologia Libertà

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